Caro David,
al di là dell’entusiasmo del neofita riguardo alla conduzione di una società di calcio importante come il Terracina Calcio 1925, c’era forse bisogno di più pragmatismo e di investimenti economici concreti.
Oggi, dopo mesi di presidenza — e se contiamo anche gli ultimi mesi trascorsi insieme ad altri “volenterosi” nella gestione del tratto finale del campionato di Serie D — Lei ci racconta nel dettaglio, quasi fosse un ragioniere che rendiconta alla platea, che la metà dei cartelloni pubblicitari presenti allo stadio non ha generato entrate per il club. Che il crowdfunding lanciato a inizio stagione ha prodotto appena 2.500 euro, di cui 2.000 donati da quattro suoi amici romani. Che ha iscritto la squadra con passione, consapevole delle difficoltà, “andando oltre le mie possibilità”, come ha dichiarato, a suo dire, con piena trasparenza. Che ha acquistato di tasca propria persino una lavatrice e un’asciugatrice. E che ha bussato a tutte le porte, senza che nessuna si aprisse.
Caro David, Lei sapeva — perché ne era a corrente sin dal suo periodo di interregno della presidenza Baioni — cosa la società avesse da pagare. E lo sapeva anche perché, se la memoria non tradisce, alcuni giocatori della vecchia stagione agonistica, le cui spettanze economiche dovrebbero essere state avallate anche da Lei in quel periodo, attendono ancora di essere saldati.
Calciatori che hanno sottoscritto un regolare contratto e che oggi esigono legittimamente di essere pagati. Pena, come Lei stesso ha paventato, il rischio di una penalizzazione di 19 punti che porrebbe la società non solo nei bassifondi della classifica, ma anche dinnanzi al concreto spettro della retrocessione e del fallimento societario.
Caro David, non è possibile sostenere di non aver ricevuto informazioni realistiche da parte di coloro che, in illo tempore, la consigliavano: se non supportata da “volenterosi” con le spalle economiche adeguate, l’acquisizione della società calcistica terracinese sarebbe stata una operazione ad altissimo rischio. E se non ricordiamo male, la gestione dei fratelli Baioni — tanto vituperata — alla fine della fiera aveva vinto un campionato di Eccellenza e una Coppa Italia regionale, lasciando qualcosa in cassa attraverso gli anticipi e i contributi della Federazione Gioco Calcio.
Adesso Lei lancia il suo straziante appello: “Se davvero esistono imprenditori pronti a rilevare il Terracina, si presentino subito. Sono qui ad aspettarli. Devono farlo però entro il 28 febbraio, data di scadenza delle vertenze dei calciatori della passata stagione.”
Non sappiamo se a Terracina oggi — come ieri, e come l’altro ieri — esistano imprenditori disposti a sobbarcarsi una gestione “a rimissione economica completa”, con l’alto rischio di essere vilipesi, come Lei afferma le stia capitando. In più, con un’amministrazione comunale capace di rispondere, oggi come ieri e come l’altro ieri, soltanto con una variegata produzione di “cartuccelle progettuali e finanziamenti annunciati”, mentre lo stato delle strutture sportive della celebrata cittadella dello sport versa nella penosa condizione sotto gli occhi di tutti. Ad esempio minimo.
Caro David, adesso la trepidazione degli sportivi dei tifosi e della città — l’ennesima di questi ultimi decenni — è appesa al filo del 28 febbraio 2026: se i vecchi stipendi non vengono onorati, il rischio che Lei ha paventato diventa realtà.
Come se ne uscirà da questo ennesimo salto ad ostacoli non è dato sapere. Ma siamo certi che farà tutto il possibile per non lasciar fallire la Gloriosa Società del Terracina Calcio 1925. Se poi accadrà, pazienza, si ricomincerà dalla Terza Categoria. Con buona pace di tutti o quasi!
Con affetto fraterno le facciamo i nostri migliori auguri. (e)
I commenti non sono chiusi.