sabato 11 Aprile 2026,

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Legambiente Terracina in Commissione: anticorruzione sotto i riflettori.

scritto da Redazione
Legambiente Terracina in Commissione: anticorruzione sotto i riflettori.

Il Circolo “Pisco Montano” audito dalla Commissione Consiliare Trasparenza in due sessioni dedicate. Un quadro preoccupante tra inchieste, operazioni antimafia e misure ancora insufficienti


Terracina torna al centro del dibattito sulla legalità. Il Circolo Legambiente “Pisco Montano”, da anni impegnato non solo nella tutela ambientale ma anche nel contrasto ai reati contro la pubblica amministrazione, è stato ascoltato dalla Commissione Consiliare Controllo, Garanzia e Trasparenza in due sessioni dedicate, nell’ambito della predisposizione del Piano Integrato Attività e Organizzazione 2025-2027.

L’occasione ha confermato una realtà scomoda: Legambiente è stata l’unico soggetto a rispondere all’avviso pubblico del Comune presentando osservazioni e proposte in materia di anticorruzione.

Un decennio di inchieste.

Il contesto che fa da sfondo all’audizione è pesante. Dal 2016 — anno di fondazione del Circolo — Terracina ha vissuto una sequenza quasi ininterrotta di indagini, arresti e processi che hanno coinvolto politici, amministratori, tecnici e imprenditori.

Si va dal processo #Scheggia, oggi in Appello, che ha portato in primo grado alla condanna a sei anni di reclusione di una candidata alle elezioni comunali del 2016, con accuse di estorsione e violenza privata aggravate dall’utilizzo di metodi mafiosi e dai rapporti con il clan Di Silvio, al processo #Feronia, che vede tra gli imputati un ex vicesindaco arrestato nel 2022 per presunte induzione indebita, turbativa d’asta ed estorsione.

Non ancora arrivata a udienza preliminare è l’inchiesta #Free Beach, con una richiesta di rinvio a giudizio che chiama in causa un ex sindaco, assessori e funzionari per presunti abusi edilizi, frode in pubbliche forniture e indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato.

Il quadro si è aggravato ulteriormente con l’operazione #Porta Napoletana, coordinata dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Latina su disposizione della DDA di Roma. L’indagine ha portato agli arresti domiciliari un consigliere comunale in carica, già capogruppo e presidente di commissioni strategiche come quelle sulle attività produttive e sul demanio, con la pesante accusa di voto di scambio politico-mafioso in concorso con esponenti del Clan Marano-Licciardi. I sequestri hanno riguardato immobili, quote societarie e attività commerciali per oltre dieci milioni di euro.

A questo si aggiungono i processi #Ex-ProInfantia ed #Ex Corafa per lottizzazione abusiva e reati ambientali — in entrambi i casi il Circolo Legambiente è parte civile — e il processo #La Vela per abuso edilizio e violazioni paesaggistiche.

Sullo sfondo aleggia anche la questione dell’appalto rifiuti, un contratto da circa cento milioni di euro per nove anni, aggiudicato a un’azienda che risulterebbe coinvolta nel cosiddetto “sistema Ferraro”, identificato dalla DDA di Napoli con ipotesi di concorso esterno in associazione mafiosa con aggravante di agevolazione ai Casalesi e, in Sicilia, a Cosa Nostra. E ancora, una dipendente assunta nel 2024 con un ruolo chiave nel monitoraggio dei fondi PNRR, che risulta oggi a processo nell’ambito dell’inchiesta #The Good Lobby della Procura Europea, con accuse di associazione per delinquere, corruzione aggravata e riciclaggio.

Le proposte di Legambiente.

Dinanzi a questo scenario — segnalato anche nei rapporti semestrali della DIA, oggetto di interrogazioni parlamentari e di servizi di giornalismo investigativo come quelli della trasmissione Report — Legambiente ha presentato un pacchetto di misure concrete.

Tra i risultati già raggiunti, l’associazione segnala con soddisfazione l’istituzione del Registro dei Visitatori presso gli uffici comunali, proposta avanzata negli anni precedenti, e la costituzione della stessa Commissione Consiliare che ha condotto l’audizione.

Sul fronte delle criticità ancora aperte, Legambiente punta il dito sulla violazione del segreto d’ufficio, chiedendo una circolare dedicata e audit periodici coinvolgenti i dirigenti, sulla gestione dei conflitti di interesse, per i quali si chiede una verifica preventiva almeno negli atti di affidamento e nelle concessioni, e sulla rotazione del personale tra dirigenti e funzionari, misura raccomandata anche dall’ANAC ma ancora largamente disattesa.

L’associazione propone inoltre una sorveglianza più stringente sugli uffici che gestiscono pratiche concessorie — edilizie e balneari — e su quelli che istruiscono appalti rilevanti, con uno screening preventivo lungo tutte le fasi procedurali. Particolare attenzione viene richiesta per le determine della Unità Demanio, che dovrebbero essere vagliate direttamente dal Responsabile Anticorruzione, anche alla luce delle interpretazioni contrastanti scaturite dalle recenti sentenze del TAR e del Consiglio di Stato.

L’appello al Sindaco.

A chiudere l’intervento è la presidente del Circolo, Anna Giannetti, consigliere nazionale di Legambiente, che non nasconde la preoccupazione per il momento attuale: la recente approvazione della nuova Pianta Organica — delibera di Giunta n. 37 del 26 febbraio 2026, in vigore dal primo marzo — ridisegna in modo sostanziale la struttura interna dell’ente, rendendo secondo Legambiente indispensabile un segnale forte dalla massima carica istituzionale.

«Non esiste solo un problema di efficienza e burocrazia per tutti — afferma Giannetti — ma anche di clientelismo e favoritismo per alcuni. E questa è la vera piaga da combattere. Auspichiamo che il Responsabile Anticorruzione e la Commissione Consiliare assumano un ruolo chiave e definiscano congiuntamente un Regolamento per la prevenzione e la repressione della corruzione, ad oggi ancora mancante.» (e)

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