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Le belle notizie di sanità pubblica in Regione Lazio. A Fondi c’è ancora un medico che risponde anche a Ferragosto

scritto da Redazione
Le belle notizie di sanità pubblica in Regione Lazio.  A Fondi c’è ancora un medico che risponde anche a Ferragosto

La testimonianza di una paziente racconta la storia del dott. Vincenzo Cataldi, tra competenza professionale e una vicinanza umana che sembra appartenere a un’altra epoca della sanità

C’è una data che, più di ogni discorso, racconta chi è il dott. Vincenzo Cataldi: il 15 agosto. Mentre la maggior parte dei presidi sanitari rallenta o si ferma, mentre anche i più diligenti concedono a sé stessi la sosta che Ferragosto tradizionalmente impone, il medico di famiglia che esercita a Fondi ha risposto a una chiamata di bisogno senza esitazione. Nessun rinvio, nessuna scusa, nessuna festività invocata come giustificazione. Solo la disponibilità di chi considera la cura del paziente un impegno che non conosce interruzioni.

Una professione vissuta come missione.

Negli ultimi anni la figura del medico di famiglia ha attraversato una trasformazione che molti osservatori della sanità pubblica descrivono con preoccupazione: presenze sempre più diradate, reperibilità sempre più limitata, un rapporto medico-paziente che rischia di ridursi a un appuntamento su prenotazione anziché a una relazione di fiducia costruita nel tempo. In questo scenario, il caso del dott. Cataldi assume un valore che va oltre la singola vicenda clinica: è la testimonianza che un altro modo di fare medicina, quello che un tempo si definiva senza retorica “missione”, non è del tutto scomparso.

Chi lo conosce sa che è un professionista capace di unire due qualità che raramente si trovano insieme con la stessa intensità: una solida competenza clinica e un’autentica, viscerale attenzione alla persona. Non il medico che liquida la visita in pochi minuti, ma quello che resta accanto al paziente, che risponde anche quando il calendario segnerebbe un giorno di riposo, che antepone il bisogno di chi soffre alle proprie legittime esigenze di pausa.

La testimonianza di una paziente.

A rendere pubblica questa storia è stata Anna Saccoccio, paziente del dottore, che ha affidato a un breve post su Facebook — poche righe, ma dense di significato — un ringraziamento che suona come un vero e proprio attestato di stima. Proprio nel giorno di Ferragosto, scrive, il dott. Cataldi “si è reso disponibile in tutto”. Un gesto semplice nella sua descrizione, ma che racchiude l’essenza di un intero modo di esercitare la professione: competenza messa al servizio, senza condizioni di orario o calendario.

Nel medesimo messaggio, la signora Saccoccio ha voluto ringraziare anche la nipote, Giorgia Parisella, che si è fatta carico della situazione con la stessa premura, a conferma di come la cura — quando è genuina — sappia intrecciare i legami familiari con quelli, altrettanto veri, tra medico e paziente.

Un modello che interroga il sistema.

Episodi come questo non sono solo aneddoti da raccontare: sono indicatori di un modo di intendere la sanità che meriterebbe di essere non l’eccezione ammirata, ma la norma diffusa. In un momento storico in cui il tema della carenza di medici di base e della difficoltà di accesso alle cure territoriali è al centro del dibattito pubblico, la vicenda del dott. Cataldi restituisce un’immagine diversa, quasi controcorrente: quella di un medico che sceglie, giorno dopo giorno, di esserci.

Una presenza costante che a Fondi porta un nome preciso, e che la testimonianza di una paziente riconoscente ha voluto, giustamente, non lasciare nell’anonimato. (everardo longarini)

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