C’è un popolo, a Terracina, che non conosce stagioni di riposo. Un popolo che da mezzo secolo si ritrova, domenica dopo domenica, sugli spalti a rinnovare un patto mai scritto ma sempre onorato: quello con la propria squadra del cuore, il Terracina Calcio.
Sono i testimoni di un tempo che fu, i custodi di una memoria collettiva che attraversa categorie, presidenti, allenatori e generazioni di calciatori. Erano già lì, cinquant’anni fa, sui “gradoni” del caro campo Bonaventura Matthias, il vero tempio del calcio cittadino, sacrificato poi sull’altare del cemento per far posto a case popolari costruite, con beffarda ironia della storia, proprio nel cuore dell’antico porto di Traiano.
Da lì iniziò una transumanza silenziosa ma ostinata: dal campo sportivo di “basce ammare” alla tribuna in legno del Paganini, a Borgo Hermada, fino all’approdo, dopo anni di attese e cantieri, nella sede attuale — mai del tutto amata, ma comunque casa — dello stadio intitolato a un gigante del calcio terracinese, “sor” Mario Colavolpe.
Dopo un anno sabbatico lontano dalle cronache pubbliche del Terracina Calcio 1925, quest’anno si torna a seguire i “tigrotti”. E si torna, soprattutto, a vivere quella partita nella partita che si consuma sugli spalti, fatta di commenti sagaci, battute pungenti e giudizi tranchant pronunciati da chi il calcio — e non solo quello — lo conosce a memoria.
Volti che i decenni hanno inevitabilmente segnato, e non sempre in meglio, così come sono cambiate le società che, una dopo l’altra, hanno provato a tenere in vita il sogno di fare calcio in una città speciale come Terracina: capace di un amore viscerale per i propri colori, ma anche di un giudizio severo verso fortune sportive non sempre generose.
Domenica scorsa, contro il Formia, quei volti erano tutti lì, sui “maledetti gradoni” della tribuna coperta del Colavolpe. Invecchiati di un altro anno, certo, ma non nell’entusiasmo: pronti ancora una volta a seguire i propri beniamini, qualunque fosse la categoria, qualunque la rosa schierata in campo, incuranti degli agenti atmosferici che a “San Martino” — tra caldo, freddo e vento — non fanno sconti a nessuno.
Ed eccoli, in rapida sequenza, i volti di una tifoseria ante litteram che non ha mai saltato una stagione dei propri colori: Cozzolino, il tifoso-cantante lirico, con un repertorio di tutto rispetto; e poi Cesareo, “Dario Casale”, Mimmo, Roberto, Giuseppe, Armando, Maurizio — tifoso di razza politico-occasionale — e tutto il resto della truppa, ancora una volta pronta a vivere un’altra domenica da “Tigrotti Doc”.
Sono loro, i pochi ma indistruttibili superstiti di una fede che dura da cinquant’anni. Sono loro il vero, unico trofeo che Terracina può vantare senza tema di smentita. (everardo longarini)
P.S. A proposito di calcio, il Terracina per i 16esimi di Coppa Italia se la dovrà vedere con il Cassino, in casa, il 23 settembre e il ritorno nella città martire il 7 ottobre.
Il servizio fotografico completo sulla pagina facebook di terracina città.
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