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“La Porta Santa si chiude, ma il cuore resta aperto”: il bilancio spirituale di Padre Agnello

scritto da Redazione
“La Porta Santa si chiude, ma il cuore resta aperto”: il bilancio spirituale di Padre Agnello

Padre Agnello, l’Anno Santo volge al termine. Al di là dei numeri, quali sono le sensazioni e le emozioni che ha raccolto tra i pellegrini in questi mesi intensi?

“È stato un anno incredibile. Proprio oggi pomeriggio, al punto di accoglienza, ho benedetto persone arrivate da Giappone, Corea, Malesia e Nord Europa in appena due ore. Per accogliere tutti ci voleva ‘salute’, come dico scherzando, perché l’impatto è stato enorme. Ma la cosa che più mi ha colpito è che questo è stato il ‘Giubileo dei carrozzini’: vedevamo decine di passeggini depositati ogni ora. È il segno di un Giubileo vissuto dalle famiglie e dai giovanissimi, ragazzi di 17 o 18 anni venuti da soli. Mi rincuora vedere una Chiesa così giovane”.

Lei ha percepito invece una reale consapevolezza religiosa nel passaggio della Porta Santa?

“Assolutamente sì. Ho visto persone commuoversi e raccogliersi in preghiera appena entrate. Insieme ai volontari e ai Sanpietrini abbiamo lavorato per ‘riscaldare’ la Basilica con la preghiera, facendo sentire tutti i benvenuti. La Porta Santa è come uno squarcio nel costato di Cristo: più ci si sente peccatori, più grande è l’abbraccio della misericordia che si riceve varcando quella soglia”.

Questo 2025 è stato un anno fuori dal comune, segnato anche dal dolore per la scomparsa di Papa Francesco. Come ha influito questo sulla vita del Giubileo?

“È successo di tutto! Non dimenticherò mai il 6 aprile, quando il Papa, già malato, volle affacciarsi tra i malati nel suo ultimo pellegrinaggio. Poi la Pasqua, la sua benedizione Urbi et Orbi trascinandosi con le ultime forze e la morte il lunedì di Pasqua. Vivere il Conclave e l’elezione di Papa Leone XIV l’8 maggio proprio durante l’Anno Santo è stato incredibile: la piazza era gremita, la gente voleva esserci per partecipare a questo momento di discernimento della Chiesa”.

Ora che la Porta Santa viene chiusa, cosa resta di questa esperienza?

“La porta è solo un simbolo; il cuore di Cristo resta squarciato e l’abbraccio del Padre rimane aperto. Abbiamo accumulato un tesoro di preghiera che continuerà ad accogliere chi verrà. Tra l’altro, il cammino non si ferma: siamo già nel quarto centenario della consacrazione della Basilica e nell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Molti pellegrini arriveranno ancora a piedi lungo le vie francescane”.

Un’ultima riflessione personale su questo anno santo?

“Guardando la statua di San Pietro gli chiedo spesso: ‘Pescatore di uomini, quanti ne hai catturati oggi?’. Quello che accade nel segreto del cuore delle persone colpite dalla grazia rimane un mistero bellissimo. Per noi che accogliamo, ascoltare le storie dei pellegrini è un dono che ci fa crescere ogni giorno di più”.

*Padre Agnello Stoia, parroco della Basilica di San Pietro in Vaticano (foto per gentile concessione).

Da INterris di oggi 5.1.2026

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