La tratta ferroviaria da Priverno-Fossanova a Terracina, lunga 18 km, ha operato con esercizio ferroviario a spola dal 1993 fino al 2012, anno in cui il servizio fu interrotto sull’intero percorso a causa di una frana tra le stazioni di Frasso e La Fiora.
Dal 21 settembre 2012 la linea è chiusa a causa del necessario intervento di messa in sicurezza dopo la caduta a un passo dai binari di un grosso masso staccatosi dal Monte Cucca, tra le frazioni del Frasso e La Fiora. Da quel momento Terracina è stata esclusa, di fatto, dal collegamento diretto con Roma, subendo notevoli svantaggi rispetto ad altre località turistiche. Si tratta di una linea storica: inaugurata nel 1892, dunque più antica della Roma-Napoli, ed elettrificata alla fine degli anni ’70.
Nel 2017 la Regione Lazio stanziò la somma di 4 milioni di euro, affidandola al Comune, per le necessarie opere di messa in sicurezza, ma ci volle il 2021 perché lo stesso ente locale affidasse i lavori alla ditta individuata. Tuttavia gli interventi non iniziarono mai: il Comune non aveva previsto né la presenza di ulivi da espiantare sulle aree limitrofe, né una condotta idrica che passava proprio sotto i terreni interessati dai lavori.
RFI aveva dichiarato la sua disponibilità a riattivare la linea, ma affermò senza ambiguità che tale riattivazione era condizionata alla messa in sicurezza completa di tutta la linea dal rischio frana — il cui progetto e i cui lavori, affermava RFI, restano di competenza della Regione Lazio.
Nel frattempo, in città, si è fatto sentire il comitato pro ferrovia che ha inviato al Ministro Salvini e al sindaco Francesco Giannetti una petizione firmata da più di 1.500 persone per chiedere la riattivazione urgente della ferrovia.
Durante un tavolo tecnico avvenuto il 15 febbraio 2024 al Ministero dei Trasporti, RFI confermò la sua piena disponibilità al ripristino della linea, stimando una spesa di circa 60 milioni di euro per il riarmo della linea, l’adeguamento alle tecnologie attuali e la razionalizzazione dei passaggi a livello. A tale importo andrebbero aggiunti circa 19 milioni di euro per la messa in sicurezza dell’area del Monte Cucca.
Il 15 aprile 2025 si è svolto un ulteriore incontro con il Ministero dei Trasporti durante il quale è stata istituita una cabina di regia con il compito di coordinare sia il processo di ripristino della tratta ferroviaria sia gli interventi per la messa in sicurezza del Monte Cucca, con la partecipazione di Anas, RFI, ASTRAL e la Regione Lazio.
Nell’ottava commissione permanente del Senato (Ambiente, transizione ecologica, energia, lavori pubblici, comunicazioni, innovazione tecnologica), presieduta dal senatore Claudio Fazzone su proposta del medesimo senatore in qualità di relatore, è stato approvato un emendamento di complessivi 60 milioni di euro.
Il senatore di Forza Italia Claudio Fazzone, presidente della commissione Ambiente e Lavori Pubblici del Senato, ha redatto e firmato l’emendamento che è inserito nel Decreto Commissari.
Le risorse sarebbero così ripartite: 9 milioni di euro nel 2027 per l’avvio della progettazione, e 51 milioni nel 2028 destinati alla realizzazione degli interventi necessari al ripristino della tratta.
Il commissario straordinario dell’opera sarà l’amministratore delegato di RFI. Nello stesso provvedimento è incluso anche un secondo intervento per il territorio pontino: 12 milioni di euro per la progettazione del prolungamento della Pedemontana da Formia verso Gaeta, con la nomina dell’AD di ANAS come commissario.
Il provvedimento ha ottenuto il sostegno compatto delle forze di maggioranza, da Lega a Fratelli d’Italia fino a Forza Italia. A questi 60 milioni si aggiungono i 10 milioni di euro già stanziati dalla Regione Lazio per la messa in sicurezza del Monte Cucca, lavori attualmente seguiti da Anas.
Si tratta di un segnale politico significativo, anche se l’iter non è ancora concluso: l’emendamento dovrà completare il suo percorso parlamentare prima di diventare definitivo. Al momento, la tratta è ancora presente negli orari ufficiali grazie ai bus sostitutivi di Trenitalia, che collegano le due località in circa 25 minuti.
*In sintesi: dopo 13 anni di chiusura, promesse non mantenute e finanziamenti bloccati, il 29 aprile 2026 si è registrata quella che viene unanimemente definita una svolta storica. L’emendamento del senatore Fazzone — figura che si occupa della questione almeno dal 2016, quando presentò una prima interrogazione al ministro Delrio — ha sbloccato 60 milioni di euro statali, a cui si sommano 10 milioni regionali per la messa in sicurezza del Monte Cucca. I lavori veri e propri non inizieranno prima del 2027–2028, sempre che l’emendamento venga approvato e i denari trovati nelle pieghe del bilancio del Governo italiano. (e.l.)
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