mercoledì 13 Maggio 2026,

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La ferrovia fantasma di Terracina: tredici anni di promesse su un binario morto

scritto da Redazione
La ferrovia fantasma di Terracina: tredici anni di promesse su un binario morto

C’è una storia che la politica laziale preferisce non raccontare per intero. È la storia della ferrovia di Terracina, dismessa dopo una frana e mai più ripristinata. Una vicenda lunga tredici anni, costellata di comunicati stampa, cantieri aperti e subito chiusi, inaugurazioni simboliche e annunci che si sono dissolti nell’aria come fumo.

La frana che aprì la porta alla chiusura.

Tutto comincia quando dal Monte Cucca si stacca una frana che finisce sui binari della linea ferroviaria Terracina–Fossanova–Roma. Per i tecnici e per una parte della classe politica locale, regionale e nazionale, quell’evento naturale diventa l’occasione attesa: un pretesto “probante” per sopprimere un ramo giudicato improduttivo e da tagliare. La ferrovia viene di fatto abbandonata.

Procaccini sindaco: comunicati e poco altro.

All’epoca della frana il sindaco di Terracina è Nicola Procaccini, oggi europarlamentare di Fratelli d’Italia. Cosa fa il primo cittadino di fronte alla prospettiva della chiusura definitiva? Qualche comunicato stampa, qualche dichiarazione di circostanza contro “il destino cinico e baro”. Nulla di più. Nessuna iniziativa concreta, nessuna pressione efficace sui livelli istituzionali superiori.

L’unica azione tangibile che porta il suo nome è la ridenominazione della stazione di Monte San Biagio, ribattezzata “Monte San Biagio – Terracina Mare”: un’inaugurazione con brindisi che, di fatto, sancisce la rinuncia alla stazione originaria della città.

Il cantiere fantasma della sindachessa Tintari.

Quando Procaccini lascia la fascia tricolore per rispondere alla chiamata di Giorgia Meloni e volare a Bruxelles, la questione ferrovia passa nelle mani della sua successora, la sindachessa Tintari. Con grande clamore mediatico viene aperto il cantiere per il consolidamento del costone franato al Monte Cucca. Foto di rito con i caschi antinfortunistici, dichiarazioni solenni. La ditta incaricata incassa circa 500 mila euro.

Poi la scoperta: il progetto è invalido. Sotto il costone passano le condutture dell’acquedotto, con un impianto strategico per tutta Terracina. Il cantiere viene chiuso subito.

Tredici anni di parole.

Da quel momento in poi, il racconto si fa monotono nella sua ripetitività: riunioni al Ministero, comunicati stampa, prese di posizione a ridosso di ogni campagna elettorale, promesse e ancora promesse. A tenere viva la battaglia rimane solo il Comitato per la Riattivazione della Ferrovia, struttura civica che in questi anni si è battuta senza trovare sponde nell’intero arco istituzionale.

L’emendamento Fazzone e il circo della comunicazione.

Il capitolo più recente ha come protagonista il senatore Claudio Fazzone, che deposita un emendamento al documento di bilancio che prevede circa 60 milioni di euro per il ripristino della ferrovia e della stazione terracinese. Una cifra importante, per ora scritta sulla carta, che dovrà percorrere l’intero iter parlamentare di approvazione.

La reazione politica è immediata. A battere i pugni sul petto per rivendicare il risultato è proprio Procaccini, dall’Europa. L’europarlamentare applaude al governo Meloni, ringrazia il suo partito e, quasi en passant, inserisce un blando riconoscimento a Fazzone — il “nemico giurato” di un tempo — come ultimo dei crediti da citare.

Il corto circuito della memoria.

È qui che la cronaca si fa politica. Chi rivendica oggi un risultato ancora tutto da costruire è lo stesso che, da sindaco, non fu in grado di impedire la dismissione della linea né di dare impulso reale ai lavori di ripristino. Chi si presenta come paladino del territorio è chi ha lasciato il cantiere aperto e subito richiuso, con mezzo milione di euro già bruciato.

La verità documentata è un’altra: dopo tredici anni di inerzia collettiva, un emendamento firmato dall’avversario politico per eccellenza ha fatto in pochi minuti più di quanto l’intera coalizione di governo locale abbia prodotto in oltre un decennio.

Il punto della situazione.

Ad oggi, la situazione è la seguente: esiste una volontà politica formalmente espressa, ma ancora tutta da tradurre in stanziamenti reali, in un paese con i conti pubblici profondamente in rosso. L’emendamento deve superare le commissioni parlamentari, poi l’approvazione di entrambi i rami del Parlamento con l’iscrizione del relativo capitolo di bilancio.

La ferrovia di Terracina potrebbe tornare. Ma prima che i treni ripartano, converrebbe che la politica locale facesse i conti con la propria storia. (e.l.)

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