Il sindaco di Terracina, Francesco Giannetti, ha firmato tre distinte ordinanze sindacali — la n. 35, la n. 36 e la n. 37, tutte datate 13 luglio 2026 — con cui intima ai proprietari di tre motopescherecci ormai ridotti a relitti di provvedere, entro 30 giorni dalla notifica, alla loro completa rimozione dalla Banchina Nord del porto cittadino.
I natanti interessati dai provvedimenti sono:
“Luna Marinara” (targa 4GA1235), lungo circa 21,80 metri e largo 5,50 metri, cancellato dai registri delle Navi Minori e Galleggianti il 27 maggio 2024;
“Poseidone” (targa 4GA1118), di dimensioni più contenute — circa 12,85 metri per 3,70 — cancellato dai registri il 29 aprile 2026;
“Assuntina Madre” (targa 4GA1209), il più grande dei tre con i suoi 22 metri di lunghezza e 6 di larghezza, anch’esso depennato dai registri il 27 maggio 2024.
Tutte e tre le unità si trovano, secondo quanto riportato nei provvedimenti, in stato di abbandono e in condizioni di semi affondamento presso la banchina nord dello scalo pontino.
Alla base delle ordinanze c’è una richiesta formale inoltrata dall’Ufficio Circondariale Marittimo di Terracina, che a inizio luglio 2026 ha sollecitato l’amministrazione comunale ad attivarsi ai sensi dell’articolo 192, comma 3, del Decreto Legislativo 152/2006 — la norma che disciplina l’abbandono di rifiuti e impone, in casi come questo, l’obbligo di rimozione, smaltimento o recupero e il ripristino dello stato dei luoghi.
I tre relitti, ricostruisce l’articolo, erano già stati oggetto lo scorso 30 aprile di un intervento del personale del Ministero dei Trasporti e della Navigazione, finalizzato al sequestro preventivo delle unità ai sensi dell’articolo 321 del Codice di procedura penale. In quell’occasione le imbarcazioni erano state affidate in giudiziale custodia gratuita proprio al Sindaco di Terracina. Per il “Luna Marinara” e l'”Assuntina Madre” il sequestro preventivo era stato disposto dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Latina e convalidato dal GIP nei mesi successivi, nell’ambito di un procedimento penale i cui atti di indagine risultano datati fine giugno 2026.
Le ordinanze dispongono ora, nei confronti degli aventi titolo, l’obbligo di procedere entro un mese alla rimozione integrale degli scafi e di tutti gli apparati e componenti a essi collegati, con conferimento a recupero o smaltimento secondo le normative ambientali vigenti.
Per anni la Banchina Nord del porto di Terracina è stata, agli occhi di chi passeggiava lungo lo scalo, poco più di un cimitero galleggiante: tre scafi di pescherecci, un tempo probabilmente protagonisti delle uscite in mare della piccola flotta locale, lasciati progressivamente all’incuria del tempo e delle intemperie fino a imbarcare acqua e adagiarsi, mezzi sommersi, sul fondale della banchina.
La loro storia recente inizia a prendere una piega diversa nella primavera del 2026. Il 30 aprile, gli uomini dell’Ufficio Circondariale Marittimo intervengono sui tre relitti per eseguire un sequestro preventivo disposto dall’autorità giudiziaria: un passaggio che trasforma quei tre scafi abbandonati da semplice problema di decoro portuale a oggetto di un procedimento penale, con la custodia formalmente affidata al primo cittadino.
Nelle settimane successive la Procura di Latina convalida i sequestri e apre un fascicolo di indagine, mentre l’ente marittimo, nel frattempo, chiede al Comune di attivare la procedura amministrativa prevista dal Codice dell’Ambiente per i “rifiuti” costituiti dalle imbarcazioni stesse — una qualificazione che la legge riserva ai relitti abbandonati, cancellati dai registri navali e privi ormai di qualsiasi possibilità di essere rimessi in mare.
È a metà luglio, con la firma delle tre ordinanze sindacali, che la vicenda amministrativa arriva a una svolta concreta: agli aventi titolo viene imposto un termine perentorio di trenta giorni per liberare la banchina, restituendo lo specchio portuale al suo utilizzo e chiudendo, almeno sul piano del decoro urbano, una storia di abbandono che si trascinava da tempo. (everardo longarini)
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