giovedì 11 Giugno 2026,

Cronaca

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Il sabato nel villaggio terracinese. Il Fiore al Calcatore, prova di resilienza

scritto da Redazione
Il sabato nel villaggio terracinese.  Il Fiore al Calcatore, prova di resilienza

Al Calcatore, le distanze si misurano in marciapiedi mancanti, in bordi di asfalto che finiscono prima del tempo, in cordoli sbeccati che nessuna mano è venuta a riparare da anni. Il quartiere porta con sé la densità silenziosa di chi ha imparato a vivere con poco: pochi servizi, poca cura degli spazi comuni, poca attenzione da parte di chi dovrebbe ricordarsene. Le case si stringono le une alle altre.

Eppure, in un punto preciso di quel marciapiede — un marciapiede che avrebbe dovuto essere diverso, più largo, meglio pensato, degno di chi ogni giorno ci cammina sopra — è accaduta una cosa piccola e inaspettata.

Un fiore.

Esiste, dunque, una forma di resistenza che non ha nome, che non sale sui giornali e non compare negli atti comunali. È la resistenza di ciò che nasce lo stesso, nonostante tutto. Non perché qualcuno l’abbia voluto, ma perché la vita — anche quella vegetale, anche quella minuscola, anche quella che occupa lo spazio di una crepa — non conosce le delibere di giunta e non aspetta il prossimo piano regolatore.

Il fiore al Calcatore non denuncia, non protesta. Non sa farlo. Ma nel suo esserci — nel suo giallo preciso e acceso tra mattoni scuriti dalla pioggia e dal tempo indifferente — c’è qualcosa che assomiglia a una risposta. Non alla domanda di chi amministra, ma a quella silenziosa di chi abita, di chi cammina ogni mattina su quel marciapiede sbagliato e sa, nel profondo, che meritava di meglio.

Il fiore non risolve nulla. Ma ricorda, a chi vuole vederlo, che persino nell’abbandono qualcosa insiste. Qualcosa brilla. E quella luce gialla, quel piccolo fuoco canarino sull’asfalto consumato, vale più di mille promesse rimaste senza seguito. (everardo)

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