Il porto canale di Terracina continua a fare i conti con una gestione che lascia a desiderare. Dopo aver acceso i riflettori sull’ex traghetto Maria Maddalena — per anni spina dorsale del collegamento con le isole Pontine e oggi ridotto a un relitto in balia delle onde e della burocrazia — la situazione che si presenta sull’altra sponda del porto canale non è meno preoccupante.
A soli venti metri di distanza, ben visibili a chiunque transiti in zona, giacciono tre paranze semi-affondate in evidente stato di abbandono. Questa mattina, durante un sopralluogo, abbiamo immortalato in uno scatto la scena: una delle imbarcazioni si stava capovolgendo. Un’immagine emblematica di una portualità in affanno, che accumula problemi senza trovare soluzioni.
Una questione che si trascina da anni.
Il tema dei relitti semi-affondati non è nuovo, eppure nessuna delle istituzioni coinvolte sembra in grado — o in volontà — di risolverlo. Si inserisce in un quadro più ampio di criticità che affligge lo scalo terracinese, alcune delle quali di carattere grave. Su tutte spicca la presenza della barra sabbiosa all’ingresso del porto canale: un ostacolo che rende difficoltosa l’uscita delle imbarcazioni e, soprattutto, il rientro in condizioni di maltempo, con rischi concreti per la sicurezza dei naviganti.
La politica stanzia, la burocrazia blocca.
La politica regionale e locale non è rimasta del tutto ferma: promesse sono state fatte, e qualche stanziamento di fondi è arrivato, nel tentativo di rendere l’approdo terracinese meno problematico. Ma è qui che si inceppa il meccanismo. Le risorse e gli indirizzi politici devono essere tradotti in opere concrete dai dirigenti preposti, e invece si arenano in un palleggio di pratiche tra una scrivania e l’altra, che va avanti da anni.
Il nodo è proprio questo: non basta stanziare fondi — e peraltro non sempre quelli adeguati — se poi la macchina amministrativa non è in grado di trasformarli in interventi tangibili. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: relitti che affondano, fondali che si insabbiano, e un porto che aspetta. (e)
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