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I terracinesi pagano per entrare nell’area del Tempio di Giove. E il principio pesa più dei cinque euro

scritto da Redazione
I terracinesi pagano per entrare nell’area del Tempio di Giove. E il principio pesa più dei cinque euro

Sul Monte Sant’Angelo, a picco sul mare, il Tempio di Giove Anxur domina Terracina da duemila anni. È il suo biglietto da visita, la sua cartolina, la sua anima. Eppure chi abita ai piedi di quella collina — chi ci è nato, chi ci paga le tasse, chi ogni giorno alza gli occhi e lo vede stagliarsi contro il cielo — per entrarci deve pagare.

Non quanto un turista, questo va detto. I residenti hanno diritto al ridotto: cinque euro invece di sette. Ma pagano. Sempre. Ogni volta.

Un patrimonio di tutti.

Il sito — che comprende il Grande Tempio, il Criptoportico, il Piccolo Tempio e il Castrum — è un bene comunale. Non statale, non privato: del Comune di Terracina, gestito dalla Fondazione Città di Terracina per conto dell’ente pubblico. Finanziato, almeno in parte, anche con le tasse di quei cittadini che poi alla cassa devono aprire il portafoglio.

Il tariffario in vigore oggi, 6 giugno 2026, è rimasto sostanzialmente invariato negli ultimi anni: sette euro l’intero, cinque il ridotto riservato — tra gli altri — ai residenti. Gratuità piena solo per i bambini sotto i dodici anni, per i disabili gravi e per alcune categorie professionali legate ai beni culturali.

Nessun abbonamento annuale. Nessuna tessera per i terracinesi. Nessun “giorno del residente?”.

L’eccezione che conferma la regola.

C’è stato un momento, nella storia recente del sito, in cui i cancelli si sono aperti gratuitamente per tutti: l’estate del 2020, in piena emergenza Covid. Una misura temporanea, legata all’eccezionalità del momento, voluta dall’allora sindaco facente funzioni Roberta Tintari per sostenere il turismo di prossimità dopo mesi di chiusura forzata.

Finita l’emergenza, finita la gratuità. Nessuno, da allora, ha trasformato quell’esperimento in una scelta culturale strutturale.

I padroni di casa pagano per entrare a casa propria.

La questione è culturalmente e politicamente rilevante. Il Tempio di Giove Anxur non è un sito statale né un bene privato: è un patrimonio comunale, finanziato anche dalle tasse dei terracinesi, affidato in gestione a una fondazione pubblica. Eppure i cittadini del luogo — gli eredi simbolici di quella civiltà millenaria che volle costruire quel santuario sul Monte — devono pagare per accedervi, sia pure con sconto.

Cinque euro possono sembrare pochi, ma il principio è profondo: il residente che vuole portare i propri figli, i propri anziani genitori o un amico di passaggio a scoprire il simbolo della propria città, deve ogni volta mettere mano al portafoglio.

In molte città italiane ed europee è ormai prassi consolidata offrire ai residenti tessere annuali gratuite o a prezzo politico simbolico per i musei e i siti comunali: Roma con la MIC Card (Musei in Comune), Napoli con le sue giornate gratuite, e così via. Terracina, pur con un gioiello archeologico di assoluto rilievo nazionale, non ha ancora compiuto questo passo.

Una città che non consente ai propri cittadini di vivere liberamente il proprio patrimonio storico rischia di trasmettere un messaggio sconfortante: che la cultura è merce, e che chi vi abita accanto non ha più diritto di chi arriva da lontano. Il Tempio è di tutti — ma alcuni, evidentemente, lo sono un po’ meno degli altri. Si trovi, se si vuole, una soluzione praticabile per il cittadino terracinese. (Everardo Longarini)

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