«Un intervento a forte valenza sociale, che risponde al diritto alla casa e rigenera
una parte strategica della città. Il voto favorevole è responsabile, non a scatola chiusa»
«Il nuovo Piano di Zona 2032 interviene su uno dei temi più delicati e concreti per la vita delle persone: il diritto alla casa e la qualità dell’abitare. Parliamo di un’area complessa, segnata per anni da degrado e dismissione industriale, che oggi viene ripensata come spazio urbano vivo, capace di integrare edilizia residenziale pubblica, servizi, commercio di prossimità e spazi collettivi. Un intervento che ha una chiara e forte valenza sociale e che risponde a un fabbisogno abitativo reale, documentato e crescente, rivolgendosi a famiglie, giovani, anziani e categorie fragili escluse dal mercato libero». Così la consigliera comunale del Gruppo Misto, Daniela Fiore, sulla proposta di delibera approvata in consiglio comunale relativa al nuovo Piano di Zona 2032 nell’area ex Svar e allo schema di convenzione per la costituzione dei diritti di superficie.
Fiore ha espresso voto favorevole. «È un sì che nasce dal riconoscimento del lavoro tecnico svolto, della coerenza del Piano con gli strumenti urbanistici vigenti e della solidità dell’impianto progettuale complessivo. Allo stesso tempo – sottolinea – non può essere un voto meramente formale, ma deve essere accompagnato da attenzione politica e responsabilità».
Tra i nodi evidenziati dalla consigliera, in primo luogo la fase attuativa del Piano. «Si tratta di un intervento ambizioso e articolato, che prevede comparti e stralci diversi. La complessità va governata con cura, per evitare il rischio di interventi disallineati, opere di urbanizzazione incomplete o tempi non coerenti tra residenze e servizi. Chiediamo quindi all’amministrazione un impegno chiaro nel monitoraggio costante dell’attuazione, garantendo la coerenza complessiva del disegno urbano».
Centralità anche al tema della piastra ad uso pubblico, cuore simbolico e funzionale del progetto. «È uno spazio pensato come luogo di incontro e socialità, ma formalmente privato e gravato da uso pubblico permanente. La domanda politica è semplice: chi ne garantirà nel tempo la cura, la sicurezza e l’accessibilità? Senza una gestione chiara e un controllo costante, gli spazi collettivi rischiano di diventare luoghi di marginalità invece che di aggregazione».
Attenzione poi alle opere di urbanizzazione. «La realizzazione diretta da parte dei soggetti attuatori è una modalità legittima, ma delicata. Servono massima attenzione sui collaudi, sulla qualità delle opere e sui tempi di trasferimento al patrimonio pubblico, perché la sostenibilità di un Piano si misura anche nel lungo periodo».
Sul rapporto tra funzione sociale e componente commerciale, Fiore avverte: «La presenza di commercio e servizi è un valore se resta coerente con la vocazione del quartiere. Va evitato che la componente commerciale diventi dominante o snaturi l’impianto sociale dell’intervento. Qui sarà fondamentale un ruolo attivo dell’amministrazione nelle fasi autorizzative e gestionali».
Infine, il tema della trasparenza nelle assegnazioni. «I Piani di Zona vivono o falliscono su questo terreno. Prezzi calmierati, requisiti e destinazioni d’uso devono essere rispettati senza ambiguità. Chiediamo massima vigilanza, piena trasparenza e, se necessario, il coinvolgimento del Consiglio nelle fasi di verifica».
«Il voto favorevole – conclude Fiore – è un voto responsabile, non a scatola chiusa. Riconosce il valore del Piano e allo stesso tempo chiede attenzione, controllo e visione. Perché oggi non stiamo solo approvando uno strumento urbanistico, ma decidendo che tipo di città vogliamo costruire e per chi».
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