martedì 15 Settembre 2026,

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CUP Latina, da troppi giorni 115 famiglie senza stipendio. Sindacati in stato di agitazione, ma cresce l’ipotesi di presidi informativi e di protesta davanti alle sedi. La Regione Lazio, la Asl e le ditte appaltatrici ancora non danno risposte operative.

scritto da Redazione
CUP Latina, da troppi giorni 115 famiglie senza stipendio.  Sindacati in stato di agitazione, ma cresce l’ipotesi di presidi informativi e di protesta davanti alle sedi. La Regione Lazio, la Asl e le ditte appaltatrici ancora non danno risposte operative.

Sono passati troppi giorni dalla scadenza del pagamento dello stipendio di luglio e i lavoratori dei CUP della provincia di Latina sono ancora in attesa. Un ritardo che si somma a una serie di criticità organizzative già note da tempo e che, secondo chi vive quotidianamente il servizio, rischia di compromettere la tenuta stessa del comparto.

Lo stato di agitazione.

Le sigle sindacali FILCAMS-CGIL, FISASCAT-CISL e UILTRASPORTI hanno proclamato lo stato di agitazione con decorrenza immediata dal 27 agosto 2026, chiedendo la convocazione urgente di un tavolo di confronto con Regione Lazio e con le società affidatarie del servizio. Una scelta dettata dai reiterati ritardi nei pagamenti e dalle persistenti difficoltà organizzative che gravano sul personale.

Oltre il tavolo sindacale.

Ma lo strumento sindacale, per quanto necessario, rischia di non bastare a smuovere tempestivamente controparti che finora non hanno fornito risposte concrete. Da qui l’ipotesi, discussa informalmente tra i lavoratori, di forme di mobilitazione autonome: presidi informativi fuori dall’orario di lavoro davanti a ogni sede CUP della provincia.

L’idea è quella di un confronto diretto con i cittadini-utenti, ai quali spiegare cosa sta accadendo e quali rischi comporta per la continuità del servizio il protrarsi della vertenza. Una forma di protesta che richiama gli anni Settanta, ma che secondo i promotori resta efficace per misurare la tenuta della mobilitazione e per segnalare alla controparte datoriale che la vicenda non può più essere rinviata.

Il nodo dell’internalizzazione.

Al pagamento delle spettanze arretrate si affianca, per la maggioranza dei lavoratori, una richiesta più ampia: l’avvio di un percorso di internalizzazione del servizio CUP, ritenuta ormai una questione non più rinviabile per garantire stabilità occupazionale e continuità assistenziale ai cittadini della provincia di Latina.

Le responsabilità in campo.

Restano sul tavolo le responsabilità di Regione Lazio, Asl di Latina e delle due ditte affidatarie del servizio, ai quali i lavoratori chiedono una soluzione in tempi rapidi, prima che il disagio economico (rate di muto, bollette e spesa quotidiana iniziano a pesare sui magri bilanci familiari) si traduca in un’interruzione del servizio con ricadute dirette sui cittadini che quotidianamente si rivolgono agli sportelli CUP per prenotazioni e prestazioni sanitarie. (everardo longarini)

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