lunedì 17 Agosto 2026,

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Comparto sanità, ULS: una ipotesi di contratto che non basta. I nodi irrisolti restano sulla pelle dei Lavoratori

scritto da Redazione
Comparto sanità, ULS: una ipotesi di contratto che non basta. I nodi irrisolti restano sulla pelle dei Lavoratori

Numeri poco trasparenti, potere d’acquisto recuperato solo in parte, personale turnista ancora penalizzato e una carenza infermieristica che il contratto non affronta non possono passare sotto silenzio nell’euforia degli annunci entusiastici in quanto i Lavoratori hanno diritto di conoscere anche quello che non funziona, non solo i titoli con le cifre più alte possibili – dichiarano Anna Rita Amato e Antonino Gentile, del Direttivo Nazionale ULS- Unione Lavoratori Sanità –

Il primo rilievo riguarda il modo in cui i risultati economici sono stati comunicati. La percentuale di aumento più diffusa, il 7,76%, non è calcolata sullo stipendio del singolo lavoratore ma sul monte salari complessivo del comparto: una base di calcolo più ampia, che nessun comunicato ufficiale ha chiarito con la stessa evidenza con cui ha annunciato la cifra. Allo stesso modo, il dato delle risorse stanziate “a regime” — oltre due miliardi di euro — include gli oneri contributivi a carico del datore di lavoro, non solo quanto arriva effettivamente in busta paga. Un lavoratore che legge ‘più di due miliardi’ o ‘più 7,76%’ si aspetta cifre che non troverà mai nel proprio cedolino – osservano dal direttivo Amato e Gentile –. Se anche il netto stimato per un Infermiere si ferma a circa 145-165 euro al mese (due pieni di gasolio per andare a lavorare), a fronte di un lordo di oltre 220, qualcuno dovrebbe spiegarlo con la stessa chiarezza con cui si annunciano i titoli.

Gli aumenti di questo triennio, per quanto reali, rincorrono l’inflazione attesa nel periodo 2025-2027 ma non compensano l’erosione salariale subita durante la crisi energetica del 2022-2023, quando l’inflazione superò il 5% e l’8% mentre i rinnovi contrattuali restavano fermi. Recuperare l’inflazione di domani non restituisce lo stipendio perso ieri. Chi ha lavorato in prima linea durante gli anni più duri della crisi energetica, con i turni massacranti della ripartenza post-pandemica, ha visto il proprio potere d’acquisto ridursi in modo che questo contratto colma solo in parte.

A pesare di più è la sperequazione interna che il contratto non risolve. Il personale che garantisce la continuità assistenziale nelle 24 ore, tra notti, festivi e reparti di emergenza-urgenza, resta quello più esposto fisicamente e psicologicamente e quello meno sostenuto sul piano economico: alcune scelte sulla distribuzione delle risorse hanno appiattito il salario accessorio invece di premiare chi lavora nelle condizioni più gravose. “Non è accettabile che chi fa notti, festivi ed emergenza-urgenza si ritrovi con un trattamento sostanzialmente simile a chi lavora in condizioni meno usuranti – dichiara i due sindacalisti –. È la negazione stessa del principio per cui il salario accessorio dovrebbe premiare chi lavora peggio, non appiattire tutti sullo stesso livello.”

Chiediamo che il Governo assuma un impegno esplicito, verificabile e con scadenze certe su questi cinque punti nella prossima legge di bilancio – concludono Amato e Gentile –: trasparenza reale sui dati economici comunicati ai lavoratori, recupero integrale del potere d’acquisto perso nel biennio 2022-2023, un riequilibrio del salario accessorio a favore di chi fa turni notturni e festivi, una soluzione contrattuale dignitosa per definire usurante la professione Infermieristica, e un piano straordinario e pluriennale di assunzioni per affrontare alla radice la carenza di personale. Fino a quando questi nodi resteranno irrisolti, la ULS continuerà a chiamarli con il loro nome, senza sconti a nessuno.

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