martedì 15 Settembre 2026,

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Case della Comunità, quattro inaugurazioni in un giorno per Rocca. Ma il nodo resta il personale.

scritto da Redazione
Case della Comunità, quattro inaugurazioni in un giorno per Rocca. Ma il nodo resta il personale.

Il 7 settembre il presidente della Regione Lazio taglierà il nastro a Sperlonga, Terracina, San Felice Circeo e Sabaudia. Il progetto nasce dal PNRR, con 2 miliardi di euro stanziati dal Ministero della Salute. Intanto l’Asl di Latina apre a Gaeta un percorso di formazione per volontari

Sono partiti da giorni gli inviti per le prossime inaugurazioni delle Case della Comunità nel basso Lazio. Il 7 settembre il presidente della Regione, Francesco Rocca, guiderà personalmente un vero e proprio tour istituzionale tra quattro Comuni: alle 11 il taglio del nastro a Sperlonga, alle 11:50 a Terracina, alle 12:40 a San Felice Circeo e, a chiudere, alle 13:20 a Sabaudia. Una giornata densa sul piano politico, amministrativo e fisico, che il presidente della Regione Lazio, anche assessore alla Sanità, dovrà affrontare senza soste.

Da dove nasce il progetto e chi lo finanzia.

Le Case della Comunità non sono un’iniziativa regionale isolata, ma discendono direttamente dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Rientrano nella Missione 6 “Salute”, componente 1, dedicata alle “Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale”. Il decreto ministeriale n. 77 del 2022 ne ha definito modelli organizzativi e standard, mentre le risorse sono state assegnate con i decreti del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 agosto e del 23 novembre 2021. L’investimento specifico dedicato a “Case di Comunità e presa in carico della persona” vale 2 miliardi di euro, finanziati dall’Unione Europea attraverso il programma Next Generation EU, con l’obiettivo dichiarato di realizzare almeno 1.350 strutture in tutta Italia entro il 2026. Le Case della Comunità rappresentano di fatto l’evoluzione delle vecchie “Case della Salute”, pensate come presidi di prossimità capaci di intercettare i bisogni sanitari dei cittadini prima che si trasformino in accessi al pronto soccorso.

Cosa dovrebbe trovarci il cittadino.

Nelle intenzioni del Ministero, all’interno di queste strutture il cittadino dovrebbe trovare anzitutto il medico di medicina generale e l’infermiere di famiglia e di comunità, figura professionale di nuova istituzione. A disposizione degli utenti ci sarebbero poi visite e prestazioni ambulatoriali, la gestione delle malattie croniche, servizi di prevenzione e screening, assistenza alle persone fragili — anche a domicilio, dove prevista. Sul fronte specialistico, tra le figure attese figurano il cardiologo, il diabetologo e il geriatra, oltre a un’area dedicata alla psicologia e al sociale, con lo psicologo e l’assistente sociale. L’obiettivo, sulla carta, è duplice: alleggerire i pronto soccorso e garantire ai cittadini del territorio un accesso più capillare alle prime cure e alla gestione delle patologie croniche.

Il nodo del personale.

Resta però una domanda che nessuno, al momento, può sciogliere con certezza: la Regione Lazio sarà davvero in grado di garantire tutto il personale necessario al funzionamento delle nuove strutture, dagli sportelli Cup fino agli addetti alle pulizie? La risposta, oggi, può essere solo interlocutoria: possibile, ma non certa.

È forse anche per questo che la Regione, con il concorso dell’Asl di Latina, ha avviato a Gaeta il primo percorso formativo di volontariato pensato per integrare il Terzo Settore nei servizi sanitari e sociosanitari della rete territoriale delle Case di Comunità. Il progetto, spiega una nota diffusa dall’Asl, si sviluppa attorno a cinque sfide strategiche: la progettazione e la governance condivisa tra Asl, Enti Locali ed Enti del Terzo Settore; la standardizzazione dei processi di inserimento e la tutela della privacy secondo il GDPR; il monitoraggio e la valutazione dell’impatto sociale e organizzativo; percorsi formativi uniformi e certificabili; la promozione della cultura del volontariato e la creazione di reti territoriali.

La stessa Asl di Latina precisa che le progettualità assumono come riferimento il modello delle Case di Comunità quale infrastruttura organizzativa della sanità territoriale, coerente con i principi di prossimità, presa in carico integrata, multiprofessionalità e partecipazione civica. Il volontariato, si legge ancora nella nota, non va inteso come componente accessoria o sostitutiva del lavoro professionale, bensì come fattore abilitante dell’integrazione sociosanitaria, della mediazione relazionale, dell’orientamento ai servizi, del supporto alla comunità e del rafforzamento del capitale sociale del territorio.

Il timore: nuovi precari della sanità.

Resta tuttavia un timore di fondo: che questo percorso, negli anni, finisca per generare un’altra ondata di precariato nella sanità regionale, sul modello di quanto accaduto ai 1.900 lavoratori dei Cup, sballottati da un’azienda operativa all’altra da 23 anni senza che si sia mai trovata una soluzione stabile alla loro “infausta” condizione contrattuale. (everardo longarini)

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