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Azienda Speciale Terracina: un’istituzione a rischio tra politica e futuro incerto.

scritto da Redazione
Azienda Speciale Terracina: un’istituzione a rischio tra politica e futuro incerto.

C’è una storia lunga, fatta di servizi alla persona, di battaglie intestine e di una sopravvivenza ostinata che merita di essere raccontata senza sconti. L’Azienda Speciale di Terracina — partecipata in esclusiva del Comune — compie il suo percorso tra sussulti istituzionali, conflitti interni ed esterni, e un utilizzo della struttura che in più di un’occasione ha sollevato interrogativi sulla chiarezza degli indirizzi politici che l’hanno governata.

Una tradizione consolidata di welfare locale.

Sin dalla sua costituzione, l’Azienda Speciale ha rappresentato il braccio operativo del Comune di Terracina nel campo dei servizi sociali e assistenziali. Un ruolo non decorativo, ma concreto: assistenza domiciliare, supporto alle fragilità, interventi a favore di anziani, minori e persone con disabilità. Nel corso degli anni, quella tradizione si è sedimentata in competenze, professionalità e in una reputazione di qualità certificata che pochi enti locali del territorio pontino possono vantare con altrettanta solidità.

Eppure, quella stessa storia è stata costellata di conflittualità. Interna all’Azienda, con tensioni tra vertici e personale che hanno spesso rallentato l’azione ordinaria. Esterna, con una classe politica cittadina che ha utilizzato la struttura talvolta come strumento di gestione clientelare, talvolta come terreno di scontro tra correnti, raramente come presidio strategico di welfare degno di una visione a lungo termine. Un uso che — senza troppi giri di parole — possiamo definire “indefinito”: né pienamente valorizzante, né risolutamente riformatore. Un limbo che dura da decenni.

La nomina del nuovo direttore: un passo avanti tra mille cautele.

Nelle ultime settimane, qualcosa si è mosso. La manifestazione d’interesse pubblicata per selezionare un candidato alla direzione generale dell’Azienda ha avuto risposta: tre curricula arrivati da diverse parti d’Italia, e alla fine la scelta è caduta sul dottor Daniele Giuncato, nominato nuovo direttore con poteri di firma in attesa di un bando più strutturato per la figura dirigenziale definitiva.

A commentare la vicenda è intervenuto direttamente il presidente dell’Azienda Speciale, il dottor Stefano Favali, che ha voluto chiarire i passaggi procedurali della nomina. «La procedura è stata condivisa con l’amministrazione», ha spiegato Favali. «Tenendo conto dei limiti posti da uno statuto inadeguato a consentire il superamento di situazioni emergenziali, la nomina del reggente prevedeva una successiva pubblicazione di una manifestazione di interesse in tempi brevissimi, e proseguirà con la pubblicazione del bando per la nomina del direttore definitivo.»

Il percorso non è privo di ostacoli. Due bandi precedenti sono andati praticamente deserti, il che impone che il nuovo avviso abbia una visibilità sui siti istituzionali di almeno tre mesi. Nel frattempo, i bilanci da portare all’approvazione del consiglio comunale e la stipula di un nuovo contratto di servizio — necessario per dotare l’Azienda delle risorse operative — richiedono tempi strettissimi.

«Noi abbiamo fatto più di quello che in sedici anni non è stato fatto», ha sottolineato Favali con una punta di amarezza. «Ma le limitazioni statutarie ci impediscono di fare altro.»

L’ombra del Consorzio Sociale LT4: aggregazione utile o minaccia all’autonomia terracinese?

È in questo quadro già complesso che si inserisce la novità più dirompente: l’adesione al Consorzio Sociale LT4, organismo che gestirà i servizi sociali e assistenziali dei Comuni di Fondi, Lenola, Monte San Biagio, San Felice Circeo e Terracina.

In apparenza, un passo verso l’efficienza e la razionalizzazione delle risorse. Nella sostanza, un meccanismo che solleva interrogativi di non poco conto per il futuro dell’Azienda Speciale e per la capacità del Comune di Terracina di mantenere il controllo sui propri servizi alla persona.

Il punto critico è di natura politica e aritmetica insieme: nel raggruppamento consortile, Terracina si trova in posizione di minoranza strutturale. Monte San Biagio, Fondi e San Felice Circeo condividono una matrice politica comune e ben definita — di centrodestra — che li rende un blocco coeso e potenzialmente dominante nelle decisioni collegiali, che vede il Comune di Terracina — a prescindere dal colore della propria amministrazione — collocato in una posizione di debolezza negoziale rispetto agli altri partner.

Il rischio, concreto e non meramente ipotetico, è che il Consorzio LT4 finisca per erodere progressivamente le competenze e le risorse dell’Azienda Speciale terracinese, fino a renderne inutile o insostenibile la sopravvivenza come ente autonomo. Il che significherebbe, in ultima istanza, privare i cittadini di Terracina di quella rete di servizi di qualità costruita faticosamente nel corso di decenni.

Non smantellare ciò che funziona: un appello alla politica.

Di fronte a questo scenario, la posizione che emerge con forza è chiara: l’Azienda Speciale non va smantellata. Non per conservatorismo burocratico, ma per ragioni sostanziali di tutela del welfare locale.

Terracina è il comune più grande del raggruppamento. Ha una storia di servizi sociali che gli altri partner non possono vantare con la stessa profondità. Cedere la gestione di questo patrimonio a un organismo in cui il peso politico degli altri soci rischia di prevalere sulle esigenze terracinesi significa accettare che la città più popolosa dell’aggregazione si veda limitata nell’erogazione dei servizi ai propri cittadini, inclusi quelli di alta qualità che negli anni hanno ricevuto riconoscimenti e apprezzamento.

Non è la prima volta che Terracina rischia di essere “fagocitata” su questo terreno, lasciando ad altri enti locali praterie di gestione.

Il tempo delle decisioni: basta “orecchie da mercante”.

Al di là delle polemiche, dei ritardi accumulati e delle incongruenze degli ultimi decenni, è giunto il momento che la politica — a partire dalla maggioranza che governa il Comune — chiarisca a se stessa, prima che ai cittadini, quale futuro intende costruire per l’Azienda Speciale.

Proseguire lungo il binario dell’autonomia, riformando lo statuto, dotando la struttura delle risorse necessarie e portando a termine la selezione di un direttore stabile? Oppure cedere progressivamente terreno al Consorzio LT4, con tutto ciò che questo comporta in termini di perdita di sovranità gestionale e rischio per la qualità dei servizi?

La risposta non può essere ancora una volta il silenzio o l’ambiguità. I cittadini di Terracina meritano chiarezza. L’Azienda Speciale merita rispetto per ciò che ha costruito. E la politica locale — tutta — deve smettere di fare, come è stato evidente in questi ultimi tempi, “orecchie da mercante”.

Il momento di decidere è adesso. (everardo longarini)

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