Comincia con un ritardo negli stipendi la gestione della nuova ditta appaltatrice del servizio Cup e Recup nella provincia di Latina. La società subentrata, la SDS di Taranto, non ha versato le retribuzioni nei tempi previsti dal contratto: parla di un “disguido” e promette che i pagamenti arriveranno entro la settimana, comunque in ritardo, al primo mese di gestione.
Da oltre vent’anni la Regione Lazio affida il servizio Cup e Recup a ditte esterne tramite appalti al massimo ribasso, e le condizioni riservate ai lavoratori riflettono questa logica: nessun buono pasto per chi è inserito nei turni, nessun rimborso benzina per chi deve coprire turni in altre città della provincia, un’indennità di cassa ferma al 2%, il mancato riconoscimento del servizio intramoenia e contratti che non corrispondono all’effettivo impiego.
Prima della pausa estiva, il presidente della Regione Lazio Francesco Rocca aveva dichiarato alla stampa che il sistema di gestione esternalizzata dei circa 1.900 lavoratori impegnati nei Cup e Recup regionali sarebbe giunto al capolinea, con l’annuncio di una futura internalizzazione in una società regionale. Nel frattempo, però, i lavoratori restano alle prese con gli stipendi non versati nei tempi contrattuali.
Resta aperta una domanda: non è chiaro se il contratto stipulato tra Regione Lazio e SDS preveda una clausola che consenta, in caso di inadempienze nei pagamenti, di revocare la commessa e affidarla al secondo classificato in graduatoria.
La vicenda di Latina si inserisce in una vicenda ben più lunga, che accompagna il servizio Cup e Recup del Lazio fin dai primi anni Duemila, quando il centro unico di prenotazione delle prestazioni sanitarie regionali iniziò a essere affidato a ditte e cooperative esterne anziché gestito direttamente dalle Asl. Un modello di esternalizzazione che ha attraversato, senza sostanziali cambi di rotta, le presidenze regionali di Francesco Storace, Piero Marrazzo, Nicola Zingaretti e, oggi, Francesco Rocca.
Negli anni il sistema degli appalti al ribasso è proseguito tra ricorsi al Tar – che nel 2023 arrivò ad annullare l’intera procedura di gara per tre dei cinque lotti regionali, imponendo di ripartire da capo – e mobilitazioni sindacali sempre più frequenti. Già nel 2018 e nel 2019 i lavoratori di Cup e Recup di tutta la regione denunciavano contratti che li demansionavano, con tagli fino a 250 euro al mese rispetto al precedente inquadramento di quarto livello del commercio. Nel 2019 un gruppo di dipendenti arrivò a occupare la sede della Regione Lazio per protestare contro i cambi di appalto.
Oggi, con la gestione affidata alla società SDS, la partita si ripete quasi identica. Circa duemila lavoratori, da oltre vent’anni sottoposti al precariato delle gare d’appalto che si susseguono, chiedono l’internalizzazione del servizio, ovvero il passaggio diretto alle dipendenze del sistema sanitario pubblico. Una richiesta che il presidente Rocca ha detto di voler prendere in considerazione, ma che finora non si è tradotta in fatti concreti.
Resta da chiedersi con quale spirito i lavoratori si recheranno domani al lavoro, sapendo che i loro impegni economici – il mutuo, la spesa, le bollette – dovranno attendere ancora giorni prima di essere saldati.
“Caro presidente Rocca, 1.900 lavoratori attendono da Lei un segno di discontinuità rispetto ai suoi predecessori: ridia dignità a chi è in prima linea nel sostenere una battaglia spesso improba per la sanità pubblica. Questi lavoratori attendono da Lei buone notizie, il prima possibile.” (e.l.)
La Cgil ha informato in queste ore i lavoratori di essere in contatto con l’azienda e di seguire la situazione con attenzione, sollecitando la SDS affinché provveda quanto prima alla regolarizzazione delle spettanze dovute.
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