venerdì 05 Marzo 2021,

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Wegil riapre al pubblico

scritto da Redazione
Wegil riapre al pubblico

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Abiti che “prendono vita”, manichini tecnologici e naturalmente robot: i capi iconici di grandi stilisti (da Courrèges a Pierre Cardin, da Paco Rabanne a Thierry Mugler passando per Moschino, Prada, Ferrè e molti altri) e le creazioni di designer giovani e indipendenti dialogano idealmente con robot in metallo provenienti da un’importante collezione privata, messa insieme da Roberto Pesucci, in un gioco di suggestioni, rimandi e grande trasformismo.

Il progetto espositivo nasce dalla passione per la cultura giapponese di Stefano Dominella che per 5 mesi ha vissuto a Nagoya in Giappone. Nonostante la lunga permanenza nel paese del Sol Levante, Dominella ha compreso l’importanza dei robot e cosa realmente rappresentassero per i giapponesi solo al suo ritorno in Italia quando ha iniziato ad approfondire il tema. Nella cultura giapponese, i mecha, robot di dimensioni straordinarie comandati da un pilota all’interno (come Mazinga Z, Gundam, i Transformers), rappresentano la fusione tra uomo e macchina. Dei veri e propri “robot col cuore”: macchine umanizzate dall’eroe che le comanda dall’interno. Così la figura del robot, che si rifà in un certo senso a quella del samurai, incarna l’eroe, una sorta di divinità contemporanea. I robot sono i nuovi dèi, i supereroi dell’Oriente.

Dopo tre anni di studi, ricerche e lavoro, ha preso forma Robotizzati. Esperimenti di moda con cui Dominella ripercorre l’influenza che la cultura dei mecha giapponesi ha avuto sulla moda, partendo dalle loro origini e dal loro significato. Super robot e moda è dunque il binomio perfetto per celebrare il legame profondo tra scienza, tecnologia e creatività. I mecha, in alcuni casi, sono stati condizionati e resi vincenti dalla moda, altre volte è successo il contrario e sono stati proprio la forma e i colori dei robot ad ispirare intere collezioni di stilisti che strizzano l’occhio al futuro.

L’allunaggio, Sportswear, Fantasia e creatività allo stato puro sono le tre aree in cui è diviso l’allestimento. Per parlare di robot viene preso come pretesto il primo uomo sulla Luna che nel 1969, avvolto nella sua tuta spaziale, mette piede sul nostro satellite naturale. Neil Armstrong in tenuta da “esploratore lunare” assomiglia a un robot, ricorda i mecha giapponesi. La tuta spaziale è una sorta di armatura-contenitore dell’uomo che comanda i movimenti dall’interno. La missione dell’Apollo 11 ha suggestionato e segnato la moda e il costume: ben prima del 1969 gli stilisti hanno iniziato a ispirarsi all’evento epocale inaugurando quella che sarà ribattezzata “moda lunare”. Tessuti metallici, lurex, alluminio, paillettes e plexiglass: i “moon look” sono creazioni realizzate con materiali che ricordano il paesaggio lunare e i viaggi spaziali. André Courrège è il primo a essere “stregato dalla Luna” nel 1964 quando presenta la collezione Space age. E proprio alcuni pezzi iconici di Courrèges, precursore della Sputnik couture, ispirata ai romanzi di Isaac Asimov e di Philip K. Dick, sono protagonisti della mostra. Sempre intorno al potere attrattivo dello spazio e della Luna ruota il brand di calzature sport-chic Moon Boot, nato proprio il 20 luglio del 1969, il giorno dell’allunaggio. Anche Philippe Plein ha creato tute luccicanti ricoperte di cristalli e ha fatto sfilare in passerella un robot di dimensioni giganti che tiene per mano la top model Irina Shayk. Capi iconici corredano il lungo viaggio di Robotizzati e non solo. L’azienda Golden Lady Company ha realizzato per l’occasione una collezione di collant dai filamenti coloratissimi ispirati ai robot giapponesi esposti.

Al WeGil sono presenti le creazioni iconiche di nomi eccellenti della moda internazionale, alcune delle quali provenienti da archivi storici e da collezionisti: Giorgio Armani (courtesy Paola Fidanza), André Courrèges (courtesy Paola Fidanza), Paco Rabanne (courtesy Mia Salviati), Pierre Cardin (courtesy Modateca Deanna), Thierry Mugler (courtesy Mia Salviati), Yohji Yamamoto (courtesy Mia Salviati), Martin Margiela (courtesy Modateca Deanna) passando per Enrico Coveri, Max Mara, Alexander McQueen (courtesy Modateca Deanna), Philippe Plein (courtesy Miriam Bonomi), Prada (courtesy Paola Fidanza), Gucci (courtesy Anna Moncada), Gianfranco Ferrè (courtesy Fondazione Ferrè), Gattinoni (courtesy Paola Fidanza), Guillermo Mariotto, Moschino (courtesy Mia Salviati), Mila Schon (courtesy Modateca Deanna), Jean Paul Gaultier (courtesy Modateca Deanna), Antonio Marras, Raniero Gattinoni, Stone Island, Adidas e molti altri.

Anche giovani designer indipendenti, tra i quali Santo Costanzo, Andrea Lambiase, celebre per aver lavorato al fianco di Iris Van Herpen, Michele Gaudiomonte, Francesca Nori, Antonio Martino, Davorin Cordone, Giulia Sogna e Beatrice Bocci, sono stati chiamati a presentare i loro “esperimenti di moda” all’interno della mostra, così come alcuni celebri costumi di scena realizzati dalle sartorie cine-teatrali Nori e Farani.

E ancora, savoir–faire contemporaneo, inusuale e robotico nei gioielli-insetto-robot realizzati dall’orafo Gianni De Benedittis del brand FuturoRemoto: creazioni uniche, suggestive, dal sapore visionario e tecno-glam. E proprio il poliedrico designer Guillermo Mariotto ha vestito i panni di direttore artistico della performance miscelando i DNA dei diversi stili presenti trasformandoli in futuribili creature.

Infine, la mostra ospita l’esposizione di  50 robot provenienti dalla preziosa collezione di Roberto Pesucci: non si tratta di robot per bambini bensì di chogokin, modelli originali in metallo pensati per collezionisti adulti. Il pubblico può ammirare anche il grande Gundam realizzato con la stampante 3D dal designer Silvio Tassinari di FabFactory. La scenografia dell’esposizione è resa ancora più tecno-glam dagli arredi dell’azienda italiana Lago. Dell’allestimento al WeGil fanno parte anche i Robot Realistic: manichini robot dalle sembianze femminili e maschili che l’azienda milanese La Rosa, in attività dal 1920, produce combinando arte e tecnologia moderna. Il pluripremiato artista visivo Federico Paris ha ricreato per l’occasione la donna robot dagli originali copricapi. A dare un tocco contemporaneo e coloratissimo ci sono anche le opere di design di Pellegrino Cucciniello: eco-sculture di animali-robot di grandi dimensioni realizzate con la stampante 3D a simboleggiare l’Arca di Noè del terzo millennio.

Gli ingressi alla mostra e agli spazi del WeGil sono gestiti nel pieno rispetto delle più recenti indicazioni in termini di distanziamento sociale previste per i luoghi pubblici al fine di contrastare la diffusione del coronavirus ed è possibile acquistare i biglietti online su www.liveticket.it/wegil

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