Possiamo ritenere che facebook, ma anche tutti i new media, generano un paradosso: la cosiddetta comunicazione abbondante che genera scarsità di comprensione.
Più strumenti per parlare, meno capacità di ascoltare e la domanda che ci poniamo pare non avere una soluzione tecnica perché è strutturale: riguarda il tipo di socialità che le piattaforme commerciali producono.
La risposta potrebbe essere, però, quella di realizzare nicchie comunicative con regole esplicite, barriere all’ingresso selettive (non elitarie ma basate su impegno), e soprattutto accettare la minorità.
Possiamo ritenere, dunque, che non tutti gli spazi devono essere aperti a tutti. L’inclusività indiscriminata, in assenza di norme condivise e competenze minime, produce esattamente la entropia comunicativa che stiamo osservando da tempo.
Il dibattito di qualità richiede, dunque, costi d’ingresso: tempo, attenzione, competenza, reciprocità. Finché questi costi non vengono richiesti ed esplicitati, continueremo ad avere rumore amplificato, non conversazione. Con tutto quello che ne consegue sulla qualità delle discussioni aperte.
Per queste ragioni stiamo pensando (ma al momento non sappiamo come e quando) di riconsiderare l’apertura indiscriminata al dibattito a tutti i nostri utenti, perché questo, spesso, crea un ambiente ostile che non riusciamo più a rincorrere diuturnamente.
Buona giornata.
e.
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