C’è qualcosa di paradossale, e forse persino di irritante, nell’annuncio che circola in questi giorni a firma di Pierpaolo Marcuzzi, ex vice sindaco ed ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Terracina, rilevante esponente di Fratelli d’Italia con le mai abiurate ambizioni politiche. L’idea, presentata con enfasi e più di qualche suggestione cinematografica, è quella di realizzare nella popolosa frazione di Borgo Hermada un “Polmone Verde stile Central Park”: 11.500 metri quadrati di terreno da alberare, percorsi pedonali, campi da bocce, panchine, zona d’ombra. Un sogno verde, insomma. Peccato che il risveglio, guardandosi intorno, sia un po’ amaro.
Il verde che c’è, intanto, non lo vede nessuno.
Chi vive a Borgo Hermada — e Marcuzzi lo conosce bene, visto che vi risiede e vi coltiva il suo bacino elettorale — sa benissimo come si presentano le aree verdi della frazione: abbandonate, mal tenute, con erba alta e alberi lasciati alla mercé delle stagioni. Non è una critica astratta: è la fotografia quotidiana che i residenti vedono dalla finestra di casa. E se si allarga lo sguardo all’intera città di Terracina, il quadro non migliora. Il verde pubblico cittadino versa da anni in condizioni pietose — e dire che “lascia il tempo che trova” è quasi un eufemismo.
La domanda, allora, è legittima e non retorica: prima di progettare un nuovo parco da zero, non sarebbe più urgente e più onesto mettere mano a ciò che già esiste e che versa nell’abbandono?
Il tempismo perfetto (o quasi) di un’idea.
Sarebbe ingenuo non notare la coincidenza. Mentre si avvicinano le elezioni nazionali, con quelle comunali di Terracina nel 2028, ecco che spunta un progetto visivamente appetibile, con richiami nobili a New York e alla qualità della vita urbana. Marcuzzi ha già illustrato la proposta all’assessore Casabona, che si dice favorevole. Cita gli assessori regionali Elena Palazzo per l’Ambiente e Fabrizio Ghera per il Patrimonio. Tira in ballo il Bando Ossigeno della Regione Lazio come possibile canale di finanziamento. Tutto in ordine, tutto già pronto per essere raccontato.
È politica, si dirà. Certo. Ma la politica che annuncia futuri parchi mentre non è capace di risolvere i problemi presenti del verde urbano merita di essere guardata con occhio critico, non con l’entusiasmo di chi confonde un comunicato stampa con un’opera pubblica.
I numeri e i condizionali.
Nella proposta di Marcuzzi c’è un uso generoso del modo condizionale: gli alberi potrebbero arrivare dal Bando Ossigeno; si potrebbe realizzare l’opera attraverso una convenzione; i tempi non sarebbero necessariamente biblici. Un’architettura del possibile, non del certo. La maggior parte dei terreni è di proprietà della Regione, ma una striscia è privata e andrebbe acquisita “per finalità di pubblico interesse” — procedura tutt’altro che rapida né scontata.
Si tratta dunque di un’idea ancora del tutto embrionale, priva di progettazione, di copertura finanziaria certa, di iter amministrativo avviato. Un’idea, appunto — non un progetto. E presentare un’idea come se fosse già quasi una realtà, a ridosso di scadenze elettorali, è un esercizio retorico che i cittadini di Borgo Hermada meritano di saper riconoscere.
Il paradosso degli alberi.
C’è poi un passaggio della proposta che colpisce per la sua involontaria ironia. Marcuzzi scrive: “Gli alberi che rappresentano un pericolo vanno sostituiti, senza esitazioni. Invece nelle aree inutilizzate, vanno piantati.” Una dichiarazione di principio ineccepibile. Ma chi era assessore ai Lavori Pubblici quando gli alberi pericolosi della città non venivano né monitorati né sostituiti? Chi faceva parte di quella filiera amministrativa che ha prodotto l’attuale stato di degrado del patrimonio arboreo comunale?
Quando si governa, la responsabilità del presente è sempre anche responsabilità del passato recente.
Il sogno va bene, ma la realtà viene prima.
Nessuno è contrario al verde. Nessuno è contrario ai parchi, ai luoghi di aggregazione, agli spazi che migliorano la qualità della vita di una comunità. Borgo Hermada, come tutte le frazioni di Terracina, lo meriterebbero davvero. Come lo merita la città di Terracina. Ma un progetto credibile si costruisce partendo dai bisogni reali, dalla manutenzione di ciò che esiste, dalla trasparenza sulle risorse disponibili — non dall’annuncio visionario calibrato sul calendario elettorale.
Con Fratelli d’Italia e la sua filiera di governo, assicura Marcuzzi, “il nuovo parco non è utopia.” Forse. Ma finché il verde già esistente a Borgo Hermada e a Terracina continua a languire nell’incuria, i cittadini hanno tutto il diritto di rispondere: prima il necessario, poi il sogno. Buon fine settimana. (everardo longarini)
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