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Terracina, ventitré realtà del Terzo Settore sfidano il silenzio: “Riaprite la cultura alla città”

scritto da Redazione
Terracina, ventitré realtà del Terzo Settore sfidano il silenzio: “Riaprite la cultura alla città”

Una istanza formale al Sindaco denuncia lo stato di abbandono di spazi culturali chiusi da tempo e senza risposte. La proposta: un Forum cittadino per rimettere al centro la partecipazione

C’è una città che si racconta nelle brochure turistiche, fatta di templi, panorami e storia millenaria. E c’è una città reale, fatta di sale chiuse, biblioteche con gli scuri accostati, spazi che dovrebbero essere il cuore pulsante della vita civica e che invece restano muti, inaccessibili, dimenticati. È da questa frattura che nasce l’iniziativa presentata da 23 tra associazioni, comitati civici e soggetti del Terzo Settore di Terracina, che hanno depositato una istanza formale ai sensi dell’articolo 41 dello Statuto Comunale, indirizzata non solo al Sindaco e al Consiglio Comunale, ma anche a una filiera di organi di garanzia superiori: il Ministro della Cultura, il Presidente della Regione Lazio, il Presidente della Provincia e il Prefetto di Latina.

Una scelta, quella di coinvolgere livelli istituzionali diversi, che dice già molto sulla gravità percepita della situazione e sulla scarsa fiducia che i firmatari ripongono in una risposta tempestiva da parte dell’amministrazione locale.

Il problema non è (solo) Terracina.

Se si guarda oltre i confini della città pontina, la vicenda di Terracina assume i contorni di un caso emblematico di una malattia diffusa in gran parte del Paese: quella del patrimonio culturale pubblico tenuto in ostaggio dalla burocrazia, dalla mancanza di fondi, dalla assenza di visione politica. Musei civici aperti a singhiozzo, biblioteche comunali con orari ridotti all’osso, teatri storici imbalsamati in eterni “lavori in corso”, centri culturali nati con grandi inaugurazioni e poi lasciati morire nel silenzio: è un copione che si ripete, con varianti minime, da nord a sud.

La differenza, a Terracina, è che questa volta qualcuno ha deciso di non limitarsi a lamentarsi sui social o nei bar, ma di usare gli strumenti che la democrazia locale mette a disposizione, per quanto spesso dimenticati o sottoutilizzati: lo Statuto Comunale.

Quattro richieste, un solo obiettivo: restituire la città ai cittadini.

Il documento sottoscritto dalle 23 realtà associative individua quattro macro-obiettivi:

  • la riapertura di strutture, spazi e servizi a destinazione culturale attualmente inaccessibili;

  • la garanzia dei diritti delle libere forme associative nello svolgimento di iniziative di interesse generale e senza scopo di lucro;

  • il rispetto delle regole basilari di democrazia, cittadinanza e partecipazione, troppo spesso invocate nei principi statutari e disattese nella pratica amministrativa;

  • lo stop al degrado culturale, istituzionale e amministrativo, che i firmatari definiscono senza mezzi termini un danno sociale ed economico per l’intera comunità.

Non è un caso che gli ultimi due punti spostino il discorso dal piano squisitamente culturale a quello, più ampio, della tenuta democratica e della qualità della vita pubblica cittadina. Chiudere un museo, uno spazio espositivo non è solo togliere un servizio: è impoverire il tessuto connettivo di una comunità, privarla di luoghi di incontro, di confronto, di crescita collettiva. È, in altre parole, un impoverimento che si misura non solo in metri quadri inutilizzati, ma in relazioni sociali che non nascono, in progetti che non trovano casa, in energie civiche che si disperdono per mancanza di un luogo dove esprimersi.

Dalla protesta alla proposta: nasce l’idea di un Forum cittadino.

Ciò che distingue questa iniziativa da un semplice atto di protesta è la sua componente propositiva. Accanto alla richiesta di attivazione della procedura prevista dall’articolo 41 dello Statuto — che impone un confronto urgente sull’istanza presentata e una successiva risposta formale da parte degli organi comunali competenti — i firmatari chiedono la convocazione di un “Forum cittadino del Terzo Settore”, da istituirsi ai sensi dell’articolo 46 dello Statuto Comunale, richiamando espressamente i capi IV e V del testo statutario dedicati alla partecipazione.

È una richiesta che va letta come un segnale politico preciso: non un mero elenco di lamentele da archiviare con una risposta di circostanza, ma la proposta di un tavolo permanente e strutturato, dove il variegato mondo dell’associazionismo locale possa dialogare stabilmente con l’amministrazione su temi che riguardano tutti — dalla cultura alla partecipazione, dalla trasparenza alla cura dei beni comuni.

Una campagna informativa aperta a tutti.

In attesa di riscontri ufficiali da Palazzo Comunale, i promotori hanno già avviato una campagna di informazione e sensibilizzazione, con l’obiettivo dichiarato di dare massima divulgazione all’iniziativa e di raccogliere nuove adesioni. Una scelta che trasforma quella che poteva restare una vicenda tra addetti ai lavori in un possibile banco di prova per la mobilitazione civica cittadina: quanto la comunità di Terracina sentirà propria questa battaglia per la riapertura degli spazi culturali determinerà, probabilmente, anche il peso politico che l’amministrazione sarà costretta ad attribuirle.

Il nodo di fondo: la cultura come diritto, non come optional.

Al netto delle specificità terracinesi, la vicenda pone una domanda che meriterebbe attenzione ben oltre i confini comunali: può una comunità considerarsi davvero tale se i luoghi destinati alla cultura, all’incontro e alla partecipazione restano sistematicamente chiusi o inaccessibili? La cultura, si dice spesso, è un diritto costituzionalmente garantito. Ma un diritto negato nei fatti — per mancanza di apertura, di manutenzione, di personale, di volontà politica — resta un diritto solo sulla carta.

L’istanza di Terracina, con la sua articolazione statutaria e la sua richiesta di dialogo strutturato, prova a riportare questo principio dal piano delle enunciazioni astratte a quello delle pratiche amministrative concrete. Resta ora da vedere se il Comune risponderà con la stessa serietà istituzionale con cui la richiesta è stata formulata, o se anche questa istanza finirà per aggiungersi al lungo elenco di appelli caduti nel vuoto. (everardo longarini)

*Nella foto l’inaugurazione del 4 maggio 2016 del Museo della Città, ubicato all’interno del Palazzo della Bonificazione Pontina, regolarmente chiuso alla fruizione dei cittadini.

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