sabato 08 Agosto 2026,

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Terracina. Una buca, otto mesi e un secchio di cemento: la “soluzione definitiva” che verrà

scritto da Redazione
Terracina. Una buca, otto mesi e un secchio di cemento: la “soluzione definitiva” che verrà

Due metri quadri di sampietrini saltati. Non un cratere, non una voragine improvvisa, ma un dissesto cresciuto pezzo dopo pezzo, per otto o nove mesi, sotto gli occhi di chiunque passeggiasse lungo corso Anita Garibaldi — cuore del centro storico alto di Terracina, tratto urbano della via Appia, uno dei luoghi più frequentati dai turisti nella bella stagione.

Ed è proprio su questo punto che vale la pena fermarsi, prima ancora di entrare nel merito delle procedure amministrative: se il pericolo era reale — e lo era, visto che si è intervenuti — perché ci sono voluti mesi perché un singolo sampietrino saltato diventasse un buco di due metri quadri?

L’urgenza che non urgeva.

L’assessore alle piccole manutenzioni, Luca Caringi, ha rivendicato l’intervento come un caso da manuale: da un lato la messa in sicurezza immediata con personale interno, dall’altro la strada maestra dei lavori definitivi affidati con Determinazione Dirigenziale, pubblicata regolarmente all’Albo Pretorio. Sulla carta, un modello di correttezza amministrativa.

Ma è proprio la tempistica a raccontare un’altra storia. Se il dissesto si è formato in modo progressivo — sampietrino dopo sampietrino, come testimoniano i cittadini che vivono e attraversano quella strada ogni giorno — allora il problema non nasce nelle ultime ore, ma esisteva da mesi, silenzioso e ignorato, fino a diventare un rischio concreto per l’incolumità di residenti e turisti. A quel punto la toppa di cemento, arrivata solo ora, non è la prova di un’amministrazione reattiva: è la certificazione di un ritardo.

Accordo quadro per due metri quadri?

C’è poi un secondo nodo, forse più tecnico ma non meno politico. Nella difesa pubblica dell’assessore compaiono riferimenti pesanti: l’Accordo Quadro da 135.000 euro destinato alla manutenzione ordinaria di asfalto, marciapiedi e sampietrini, le procedure d’appalto “trasparenti e regolari”, i lavori a misura. Un impianto burocratico imponente, evocato per giustificare un intervento che riguarda — è bene ripeterlo — due metri quadri di pavimentazione.

Non è chiaro perché un lavoro di queste dimensioni, gestibile in teoria anche dalla squadra manutentiva comunale senza attendere l’attivazione di un affidamento esterno, debba essere raccontato come il capitolo conclusivo di un percorso amministrativo complesso. La distinzione tra “messa in sicurezza d’urgenza” e “soluzione definitiva”, per quanto tecnicamente corretta sulla carta, qui rischia di essere usata più come scudo retorico che come descrizione realistica dei fatti: la vera domanda non è quale procedura sia stata seguita, ma perché ci sia voluto così tanto perché la procedura si attivasse.

Il cemento e il decoro tradito.

Resta, infine, la questione estetica e simbolica, tutt’altro che secondaria in un centro storico che si affaccia sulla via Appia: la scelta di tappare il vuoto con cemento a vista, al posto dei sampietrini (rimasti pericolosamente in loco per possibili malintenzionati) che caratterizzano la pavimentazione storica. Una soluzione provvisoria, si dirà. Ma le soluzioni provvisorie, a Terracina, hanno la tendenza a durare più del previsto — ed è lecito chiedersi se, tra qualche mese, quella chiazza grigia non diventi essa stessa oggetto di una nuova rincorsa amministrativa.

Cronaca, non polemica.

Non si tratta di fare processi alle intenzioni né di negare che un intervento, alla fine, sia stato fatto. Si tratta di registrare un fatto semplice: un problema noto da mesi è stato affrontato solo quando è diventato visibile e pericoloso, e la comunicazione istituzionale che ne è seguita ha insistito più sulla correttezza formale delle procedure che sulla domanda che i cittadini si pongono davvero — perché bisogna sempre aspettare che la buca diventi grande prima che qualcuno la veda.

Una buona amministrazione non è quella che sa raccontare bene un intervento tardivo. È quella che anticipa i problemi prima che si trasformino in un rischio per chi cammina su quella strada. Il resto, comprese le rivendicazioni di trasparenza degli atti, è amministrazione ordinaria: doverosa, ma non un merito da sbandierare. (everardo longarini)

*Prendiamo in prestito la grafica della problematica sampietrini dalla pagina facebook di Pierpaolo Chiumera segretario e consigliare comunale del Pd di Terracina.

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