martedì 09 Marzo 2021,

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Terracina. Pro infantia e pianificazione del territorio

scritto da Redazione
Terracina. Pro infantia e pianificazione del territorio

I Terracinesi si fanno domande sulla vicenda della ex Pro Infantia. Perché, quel luogo, da oltre un secolo vissuto quale luogo “pubblico” – e per questo considerato quasi come proprio, nella propria disponibilità – potrebbe non esserlo più? Perché siamo a questo punto?E’ possibile rispondere che coloro che dovevano “fare” – per compito e ruolo istituzionale oltre che di mandato elettorale – non hanno fatto ciò ch’era giusto e conveniente anche per il bene comune.Sappiamo che la storia delle città – l’occupazione dello spazio – è sempre stata interazione tra vecchio e nuovo, e tra esigenze pubbliche e private. Terracina da decenni non ha strumenti di pianificazione rispondenti alle mutate condizioni, e se non è – come non lo è più – una città del ‘900, dovrebbe aver davanti a sé (e con ciò intendo dire le forze economiche, sociali e politiche oltre che i cittadini) la strada da seguire, una direzione di marcia. Ma a questo, per vent’anni, tutti nella disponibilità amministrativa del centrodestra, non si è messo mano.Nemmeno quando la Regione Lazio (con la legge n. 7 del 2017, cosiddetta della “Rigenerazione Urbana”) ha messo a disposizione un quadro normativo importante, quasi cucito addosso a città come la nostra, per metter ordine nella gestione del territorio, avviare una pianificazione partecipata, appunto per “rigenerare” il tessuto urbano, in ”senso ampio e integrato comprendente, quindi, aspetti sociali, economici, urbanistici ed edilizi”. Ed ancora le finalità della legge: “…incentivare la razionalizzazione del patrimonio edilizio esistente, favorire il recupero delle periferie…qualificare la città esistente, limitare il consumo di suolo, aumentare l’incremento di aree pubbliche…favorire il miglioramento della qualità ambientale…promuovere e tutelare l’attività agricola, il paesaggio e l’ambiente…promuovere lo sviluppo del verde urbano…”. Ancora, la Legge fa delle aree oggetto degli interventi di rigenerazione urbana, quali “ambiti prioritari per l’attribuzione dei fondi strutturali europei”, e la Regione “promuove specifici programmi di rigenerazione urbana nelle aree di edilizia residenziale pubblica, anche con interventi complessi di demolizione e ricostruzione…”.Ogni cittadino ha pensato alle condizioni del proprio quartiere, delle zone periferiche, i luoghi abbandonati, la possibilità di investire e creare lavoro. La possibilità di una ripresa dello sviluppo, una nuova città da “ridisegnare”. Ma non le Amministrazioni di centrodestra.Ed allora, la vicenda della ex Pro Infantia non è solo quella degli atti amministrativi del “Permesso di Costruire” del 22 dicembre 2020 e del sequestro del cantiere, da parte della Procura della Repubblica di Latina, ma di una situazione più ampia, relativa allo stato attuale di gestione del territorio, dove l’interesse “pubblico” risulta sempre perdente. Dove l’Amministrazione comunale ha abdicato al proprio ruolo di “governo”, all’esercizio del potere politico ed amministrativo della comunità, la tutela degli attori e degli interessi molteplici in gioco; ha abdicato al suo ruolo di “facilitatore” di forme di coordinamento e collaborazione tra “pubblico” e “privato”. Dove, in sintesi, non emerge un indirizzo dello sviluppo della città, nel quale tutti, legittimamente possano trovare opportunità migliori.Ed è per questo, che i cittadini si trovano di fronte il caso dell’ex Pro Infantia, e con ogni probabilità se ne troveranno altri.

Intervento del consigliere comunale del Pd Armando Cittarelli

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