sabato 26 maggio 2018,
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Terracina: la storia, il mito … “Sanctorum Caesarii”

scritto da Redazione
Terracina: la storia, il mito … “Sanctorum Caesarii”

Tanto grande era la pretesa cristiana dei primi secoli, tanto forte e profondo il fascino che da essa promanava, che Cesareo, cittadino terracinese del III° secolo, decise di farne lo scopo della sua vita.

Sapeva Cesareo che professando l’amore di Dio minacciava l’ordine costituito? Non v’è dubbio alcuno e tanti erano gli esempi cui riferirsi.
La forza delle grandi idee, che cammina su individui, sui popoli e sugli imperi, che tutto travolge e sempre muoverà il mondo, lo illuminava e lo guidava.

Nel periodo delle persecuzioni, sotto Traiano Decio, fu facile bersaglio di un regime cieco e corrotto, e com’era logica del “verbo” si immolò, vittima cosciente, nel nome di quella idea che dopo pochi anni smantellò quello che comunemente viene definito “mondo antico”.

Chiuso in un sacco insieme all’amico di fede Giuliano, fu gettato nel mare di Terracina.

Questo l’epilogo di un dramma usuale in quei secoli, così come lo raccontano gli Acta Sanctorum.

Personaggio scomodo da vivo, tanto più Cesareo lo fu da morto.

Grande esempio positivo e riferimento del popolo quanto delle famiglie patrizie, fu annoverato tra i martini cristiani e nel breve volgere di qualche generazione, dopo il trionfo del cristianesimo, i terracinesi lo venerarono in una chiesa a lui dedicata e lo elessero in seguito patrono della città, festeggiandolo la prima domenica di novembre di ogni anno.

Roma non fu immune dall’impressione che Cesareo seppe produrre, tanto da lasciare anche loro, a testimonianza del fatto, una chiesa a lui intitolata.

Per quella cosa profondamente umana che è l’idea, per quell’idea del mondo fisico nonché metafisico, Cesareo morì, lasciando a noi terracinesi del XX° secolo, un punto di domanda sull’assegnazione di senso alla vita.

In quest’epoca di banchieri e di bancari, commercialisti e ragionieri, fiscalisti e tributaristi, economisti e consulenti finanziari, si riesce a cogliere chiaramente la misura dell’uomo: “La misura della moneta”.

L’unico Dio cui consacriamo è il denaro.

L’unica divinità cui ci prosterniamo e sottomettiamo, l’unico altare che noi, figli idolatri di quest’era, adoriamo.

Da questa riduzione del complesso umano nasce il limite a capire, l’insufficienza a comprendere, l’incapacità di separare valore da valore.

Tanto più piena la borsa, quanto più vuota la vita.

Dopo 1600 anni circa dal martirio di Cesareo, I morti per droga in Italia sono migliaia.

Morire con una visione del mondo e morire senza sono due estremi, ma si sa, gli estremi si toccano.

Cercatore d’assoluto l’uno, cercatori d’assoluto gli altri.

Lo Stato, in un caso come nell’altro, ne esce perdente.

Che dire di più? Noi, Cesareo, uomo di cuore e di mente, lo abbiamo sempre pensato giovane e ammirato per il coraggio con cui seppe perseguire e difendere la sua idea, poiché solo un’idea della vita può cambiare la vita.

A chi dunque rivolgere le nostre parole, se non ai giovani, che riconosciamo quali nostri più veri compagni di strada?

 

Riproduzione riservata.

 

 

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