La Casa della Comunità di Terracina è stata inaugurata con una cerimonia solenne, alla presenza dei vertici della politica e della sanità regionale e provinciale. La struttura è collocata in un’ala del vecchio ospedale San Francesco, nei pressi dell’ex camera mortuaria.
I lavori, però, non risultano ancora del tutto conclusi: gli operai della ditta incaricata sono tuttora impegnati nel montaggio dei condizionatori e in una pulizia più accurata delle aree esterne.
Nella sede scelta per la Casa della Comunità, dunque, nessun servizio è ancora partito dopo il taglio del nastro. Fonti vicine alla struttura assicurano tuttavia che il personale infermieristico dovrebbe presto risultare sufficiente, e che alcuni servizi territoriali, storicamente offerti dall’Ospedale Fiorini, saranno trasferiti nei prossimi giorni.
Forse lunedì prossimo se ne saprà di più, con la firma dell’ordine di servizio da parte del responsabile Giuseppe Ciarlo.
I cittadini utenti della sanità pubblica terracinese e del comprensorio attendono fiduciosi, confidando nelle prestazioni ambulatoriali annunciate dal presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, che in fatto di promesse e rassicurazioni si conferma “cintura nera” con il massimo dei Dan.
A bocce ferme, si è notato come nella realizzazione delle Case della Comunità in provincia di Latina — in particolare nel territorio che da Terracina si estende a San Felice Circeo e Sabaudia, a nord, e a Sperlonga, a sud — non sia stato coinvolto l’Ospedale San Giovanni di Dio di Fondi.
Una struttura che, da alcuni decenni, vista la progressiva riduzione di servizi e reparti, versa in una condizione di sostanziale abbandono.
Pur riconoscendo l’importanza delle comunità di Sperlonga e dei suoi abitanti — che, terminata la stagione estiva, si riducono a poche migliaia — risulta difficile comprendere perché una struttura ospedaliera di rilievo provinciale come quella di Fondi sia rimasta esclusa dalla programmazione, senza che sia stata fornita alcuna motivazione pubblica da parte del presidente della Regione Lazio o dei suoi collaboratori nella gestione politica e sanitaria del territorio.
Concludiamo con l’appello lanciato nei giorni scorsi dal dottor Vincenzo Cataldi, del Comitato Pro Ospedale di Fondi:
“Cari amici, alla luce degli ultimi eventi e dei nastri tagliati, sto pensando di organizzare una grande manifestazione pro-ospedale di Fondi, da tenersi in un sabato del mese di ottobre. Non do una data certa, perché è in corso una riunione del comitato con la cittadinanza attiva e altre associazioni locali, richiesta dal presidente Lucio De Santis, che non è stato molto bene ultimamente ma che è in netta ripresa. Datemi la vostra adesione con un like, condividete, fatemi sapere che ci siete: insieme salveremo il nostro ospedale.”
Tra nastri tagliati e condizionatori ancora da installare, la sanità pontina si racconta attraverso le proprie contraddizioni: strutture inaugurate ma non ancora operative, promesse regionali tutte da verificare, ospedali storici lasciati ai margini senza spiegazioni.
In questo contesto, l’appello del Comitato Pro Ospedale di Fondi appare meno un’iniziativa isolata e più il sintomo di un disagio diffuso: quello di territori che chiedono, semplicemente, che alle inaugurazioni corrispondano servizi reali, e che agli ospedali quasi “dimenticati” venga finalmente data una risposta — prima che sia la cittadinanza a doverla reclamare in piazza. (everardo longarini)
Nelle foto: lo stato del “verde selvatico” che circonda la Casa della Comunità.
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