sabato 08 Agosto 2026,

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Terracina, il Sarcofago delle Prebende, preziosa testimonianza della Roma imperiale ridotto a contenitore di spighe di grano (duro)

scritto da Redazione
Terracina, il Sarcofago delle Prebende, preziosa testimonianza della Roma imperiale ridotto a contenitore di spighe di grano (duro)

C’è un nuovo modello di valorizzazione del patrimonio storico e archeologico che, a quanto pare, potrebbe trovare la sua più originale applicazione a Terracina. Non più monumenti da conservare, restaurare e raccontare, ma superfici utili, contenitori multifunzione e, perché no, terreni produttivi. Un’idea surreale, certo. Ma non del tutto distante da alcune immagini che la realtà, talvolta, riesce a consegnare con sorprendente puntualità.

L’ultimo esempio è quello del celebre Sarcofago delle Prebende, preziosa testimonianza della Roma imperiale, proveniente dall’area dove la tradizione colloca la sepoltura di San Cesareo. Un reperto che attraversa secoli di storia e che oggi sembra aver trovato una nuova vocazione: elegante fioriera agricola, trasformata in contenitore di spighe di grano. Un’installazione, verrebbe da dire, dove il linguaggio dell’archeologia lascia spazio a quello dell’agronomia.

La scena è tanto paradossale quanto emblematica. Se la semina è andata a buon fine e il raccolto è ormai prossimo alla mietitura, viene quasi spontaneo dedurre che l’amministrazione comunale abbia finalmente trovato il modo di mettere a reddito le proprie preesistenze archeologiche. E non monumenti qualsiasi, ma persino quelli collocati nell’atrio del Palazzo Municipale, trasformato idealmente nel primo podere archeologico a chilometro zero.

Il raccolto, naturalmente, potrebbe essere destinato al mercato locale, offrendo un nuovo esempio di economia circolare: dal patrimonio culturale al banco ortofrutticolo il passo è breve, se la tutela lascia il posto all’improvvisazione.

Del resto, non si potrà più sostenere che l’amministrazione comunale — insieme agli enti sovraordinati chiamati istituzionalmente alla salvaguardia del patrimonio monumentale, storico e archeologico — non sia capace di individuare innovative forme di autofinanziamento per un settore che richiederebbe, invece, manutenzioni costanti, restauri programmati e una visione culturale all’altezza della sua importanza.

Le prospettive, d’altronde, sembrano promettenti. C’è da attendersi che la sperimentazione venga presto estesa anche alla cavea del teatro romano recentemente riportato alla luce. Tra una rappresentazione classica e una stagione teatrale, lo spazio potrebbe rivelarsi ideale per una redditizia monocultura di cucuzzieje e altri ortaggi di largo consumo. Un teatro che, anziché riportare in scena Plauto o Seneca, potrebbe ospitare la più antica delle rappresentazioni: quella del ciclo delle stagioni agricole.

Qualcuno potrebbe liquidare tutto ciò come una provocazione. E lo è. Ma ogni satira trae forza da un fondo di verità. Quando un bene culturale perde progressivamente la propria dignità di testimonianza storica per essere trattato come semplice arredo urbano o spazio da utilizzare secondo le esigenze del momento, il confine tra l’assurdo e il reale diventa pericolosamente sottile. (everardo longarini)

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