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Terracina, il miracolo del condono: a volte bastano “solo” 23 anni

scritto da Redazione
Terracina, il miracolo del condono: a volte bastano “solo” 23 anni

Nell’ufficio comunale che si occupa di arredo urbano, edilizia privata e sanatorie, i tempi della burocrazia sembrano seguire leggi proprie. E c’è chi, tra mille incredibili coincidenze, riesce ad arrivare al traguardo in tempi record (per modo di dire).

C’è da sbizzarrirsi, e per certi versi da restare sbigottiti, nello scorrere l’elenco delle pratiche di condono edilizio definite dall’ufficio comunale competente – lo stesso che si occupa di arredo urbano ed edilizia privata e condoni edilizi – nel periodo compreso tra gennaio e aprile 2026. Un elenco che, messo a confronto con la mole di giacenze accumulate nel tempo, lascia più di una perplessità.

Un tempo, quando in quell’ufficio prestava servizio altro personale tecnico – non certo quello degli ultimi anni – undici pratiche di condono si smaltivano in un solo mese. Oggi, invece, undici pratiche rappresentano il bottino di quattro mesi interi di lavoro, gennaio-aprile 2026. Un rallentamento che i cittadini in attesa, e i professionisti che li assistono, conoscono fin troppo bene.

Pratiche vecchie di decenni.

Delle undici sanatorie concesse nel periodo in esame, alcune riguardano protocolli risalenti al 1985: quarantuno anni d’attesa. Altre affondano le proprie radici nel 1994, trentadue anni fa. Numeri che raccontano, meglio di qualsiasi comunicato stampa, quanto sia lunga e tortuosa la strada che separa la presentazione di una domanda di condono dal suo effettivo accoglimento.

I “fortunati” del 2003.

Poi ci sono loro: i super fortunati. Tre pratiche su undici, tra quelle liquidate in questi mesi, portano la data di presentazione del 2003. “Solo” ventitré anni di attesa, contro i decenni toccati in sorte a tanti altri. Un’inezia, se paragonata alle lunghe file – letterali e metaforiche – che da quarant’anni si formano fuori da quell’ufficio, tra professionisti che vi si recano quasi in pellegrinaggio, mese dopo mese, anno dopo anno, senza riuscire a portare a casa un risultato per i propri clienti.

Non è raro, del resto, che alcuni di questi professionisti vengano ingiustamente etichettati dai loro assistiti come “nullafacenti”, quando la responsabilità dei ritardi risiede altrove. Anzi, a un indirizzo ben preciso.

Resta la domanda che, davanti a un ufficio comunale, migliaia di cittadini si pongono da anni: come sia stato possibile smaltire proprio quelle pratiche, proprio in questi mesi, mentre altre – prive di nomi altisonanti alle spalle – restano ferme da decenni. Un interrogativo a cui, va detto onestamente, nemmeno la fede più salda riesce a dare una risposta convincente. (everardo longarini)

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