La piazza, storicamente, ha una funzione vitale per la società: di aggregazione, di scambi, di scontri, di manifestazioni e interazioni.
La piazza è erede diretta dell’agorà greca e del foro romano, un luogo in cui si va “per vedere ed essere visti”, come amava dire mia bisnonna.
In quest’epoca di alienazione digitale che stiamo vivendo, però, la piazza, così come qualunque luogo fisico di aggregazione, sta perdendo mordente, a favore delle piazze virtuali, che ci danno l’illusione di essere più accessibili e interessanti mentre ci annebbiano del tutto il cervello.
Ciononostante, specie in Italia come in altri Paesi, le piazze resistono, seppure cambiando forma e funzione.
Qui a Terracina non ci sono tante piazze degne di questo nome. Nominalmente ce ne sono tantissime, ma, alla resa dei conti, ce ne saranno tre o quattro.
Soprattutto, c’è la piazza del Municipio, che è un gioiello piuttosto altisonante, così borioso da risultare quasi in contrasto col resto del centro storico, piccolo e piuttosto dimesso.
Candida, grande, con al suo interno parte del tracciato dell’Appia, con la Cattedrale, i palazzi con le bifore, l’arcata costruita direttamente su un tempio e il teatro romano di recente riportato alla luce…è degna di Roma, di Atene, di Costantinopoli e di Persepoli.
Per secoli quella piazza ha giocato un ruolo fondamentale nella vita sociale della città. Vi hanno sostato briganti e mercanti, puttane e cavalieri, popolani e gran signori, soldati napoleonici e guardie papaline.
Le famiglie per bene vi hanno fatto lo struscio domenicale, quelle più povere vi hanno venduto i raccolti giornalieri, gli sposi l’hanno attraversata in pompa magna.
Tonnellate di riso sono state lanciate su quelle antichissime lastre di marmo, e molti cavalli funebri vi hanno sostato in attesa di muoversi per trasportare il loro triste carico al cimitero.
Soprattutto, però, da sempre e sempre su quella piazza ci sono stati i bambini, che, di anno in anno, di secolo in secolo, l’hanno popolata e animata, ogni volta in maniera diversa eppure sempre uguale a se stessa: incidendo messaggi buffi sulle pietre in epoca romana, facendo probabilmente il salto con la cavallina durante tutto il Medioevo, la moscacieca nel Rinascimento, Mazza e saraca ai tempi di mio padre.
E allora, ecco, cosa rende uno spazio una piazza? I bambini, secondo me. Perché i bambini sono autentici, se vanno da qualche parte a giocare vuol dire che quel luogo è vissuto e vero, altrimenti è finto, è un “non luogo”, come i centri commerciali.
A Terracina alcuni bambini hanno imbrattato con i gessetti le pietre della piazza del Municipio, restituendole la dignità di piazza che da sempre, da millenni, quel luogo ha avuto e che dovrebbe avere.
Ma questa cosa ha scatenato una indignazione cieca, miope, becera da far spavento. Una indignazione che io no capisco. I gessetti colorati sono un modo molto innocuo per intrattenere i bambini: non sono tossici e non fanno danni. Basta un secchio d’acqua e anche il più complesso disegno fatto con i gessetti sparisce senza lasciare alcuna traccia. Basta camminarci su per qualche ora e tutto va via. Secondo me è anche un gioco molto educativo: serve a insegnare ai nostri figli che a volte vale la pena impegnarsi per niente, per il semplice gusto di farlo, anche se sappiamo che poi nulla resterà di ciò che abbiamo fatto.
Non la pensa così la maggior parte dei miei concittadini, che parla di rispetto per un luogo tanto prestigioso.
Per loro, però, a quanto pare, sembra più che rispettoso aver riempito quella piazza di così tanti tavoli che in gran parte la pavimentazione non è più visibile, averla resa un’arena dell’intrattenimento turistico da quattro soldi è per loro sufficientemente rispettoso, portarci su camion e mezzi pesanti nonostante sotto sia vuota e rischi di crollare è rispettoso. La mancanza di rispetto è nell’uso del gessetto. Probabilmente perché il gessetto è proletario, infantile, effimero e non porta profitto.
Invece le sedie e i tavoli, le manifestazioni idiote, i camion e le macchine da lusso portano profitto. Insomma, al giorno d’oggi la piazza è tale se frutta, e il concetto di “preservazione” è volatile come certi gas leggerissimi.
Ma allora voi una piazza non ce l’avete più da un sacco di tempo.
Viva i gessetti!”
Annalisa Fusco
Cittadina di Terracina
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