mercoledì 03 Marzo 2021,

Primo Piano

Ξ Commenta la notizia

Terracina. “Ex Pro Infantia: Europa Verde chiede l’accesso agli atti

scritto da Redazione
Terracina. “Ex Pro Infantia: Europa Verde chiede l’accesso agli atti

Europa Verde Terracina presenta istanza di accesso agli atti e un dettagliato esposto a tutti gli Enti coinvolti nell’iter autorizzativo, invero sorprendentemente velocissimo, al Comune, alla Regione Lazio, al Ministero dei Beni Culturali, alla Soprintendenza, alla Capitaneria di Porto rilevando che il cantiere in questione incidera’ severamente sull’ambiente e sul paesaggio della zona interessata posta sul Lungomare di Terracina, zona di elevato pregio. Nell’esposto chiediamo a tutti gli Enti coinvolti nell’iter autorizzativo di verificare il rispetto delle norme e la regolarità dell’iter, la rispondenza di quanto autorizzato rispetto all’autorizzabile, il rispetto delle norme e delle prescrizioni contenute all’interno delle autorizzazioni concesse, nonché l’effettiva portata degli interventi edilizi in programma e la rispondenza di quanto sarà realizzato all’effettivo autorizzato, onde escludere un loro impatto negativo sull’ambiente ed il paesaggio a maggior tutela dell’interesse della collettività.

In un recente comunicato stampa del Comune di Terracina, si afferma poi che la questione della Rigenerazione Urbana non è una questione politica. Noi di Europa Verde Terracina, nuova forza politica nata poco meno di un anno fa, pensiamo invece che la questione è squisitamente politica come dimostrano le scelte fatte in questi anni, e lo motiviamo come segue:

  • La Legge 7/2017 sulla Rigenerazione Urbana non obbliga ad adottare nessun Regolamento per la monetizzazione degli standard urbanistici (verde pubblico e parcheggi in cambio di danaro!) ma concede solo la possibilita’ ai Comuni con popolazione residente superiore a 40 mila abitanti – e nel caso in cui l’estensione delle aree da cedere a titolo di standard sia inferiore a 1000 mq,- di monetizzarli. Quindi la scelta non era obbligatoria sia nella decisione di adottare un Regolamento che nella modalità di monetizzazione che poteva essere fatta, ad esempio, limitandola solo alla comprovata impossibilità di cedere le aree per gli standard urbanistici o consentendola continuando a rispettare il limite dei 1000 mq prescritti dalla Legge regionale e confermato nel punto 7.1 della Deliberazione regionale del 19 dicembre 2017, n. 867 Approvazione circolare esplicativa: “Indirizzi e direttive per l’applicazione delle “Disposizioni per la rigenerazione urbana ed il recupero edilizio” di cui alla legge regionale 18 luglio 2017, n. 7″. Tant’è che nel caso specifico della monetizzazione degli standard per la ex-Pro-Infantia, si monetizzano ben 2916 mq di standard urbanistici ai sensi dell’art. 2 comma 3 del succitato Regolamento, utilizzando proprio una prescrizione della delibera comunale che permette in via eccezionale, un’eventuale accoglimento dell’istanza di monetizzazione che può essere formalizzato solo previa Deliberazione di Giunta Comunale su proposta del Dirigente competente”. Ecco, non vogliamo chiamare un atto politico un regolamento che deroga al limite dei 1000 mq di standard stabiliti dalla legge 7/2017, consentendone la monetizzazione di 3000 mq. (3 volte tanto in questo caso), lasciando questa liberalità (non obbligo come affermato dall’Amministrazione!) ad una Delibera di Giunta? Non vogliamo chiamare un atto politico un regolamento che nel caso specifico non stabilisce un limite massimo alla richiesta lasciando alla Giunta la liberalità di monetizzare qualsivoglia valore di superficie a standard, ovvero incassare denaro in cambio di verde pubblico e servizi senza obbligarsi poi a fare atti che individuino soluzioni alternative, precise e non generiche, utili ai cittadini?
  • Ancora, la legge recita, art.4 comma 1: “I comuni, con apposita deliberazione di consiglio comunale da approvare mediante le procedure di cui all’articolo 1, comma 3, della l.r. 36/1987, possono prevedere nei propri strumenti urbanistici generali, previa acquisizione di idoneo titolo abilitativo di cui al d.p.r. 380/2001, l’ammissibilità di interventi di ristrutturazione edilizia, compresa la demolizione e ricostruzione, di singoli edifici aventi una superficie lorda complessiva fino ad un massimo di 10.000 mq, con mutamento della destinazione d’uso tra le categorie funzionali individuate all’articolo 23 ter del d.p.r. 380/2001 con esclusione di quella rurale.”. Quindi, ci chiediamo, chi avrebbe impedito di limitare gli interventi di demolizione e ricostruzione solo ad alcune aree della Città escludendo ad esempio le zone di pregio o di particolare valore paesaggistico e ambientale, definendo alcuni ambiti di intervento come del resto suggerito nella Deliberazione regionale n.867 del 19.12.2017 “Indirizzi e direttive per l’applicazione della legge regionale n.7/2017”? Chi avrebbe impedito di agire consentendo in alcune aree (per esempio la “Zona B” del PPE) il cambio di destinazione d’uso non tra tutte le categorie funzionali ma vincolando la destinazione finale ad esempio solo a “turistico-ricettivo” dando in questo modo un indirizzo di sviluppo chiaro e coerente verso la ricettività turistica ed alberghiera della nostra Città?

“A Terracina sta ormai iniziando una pericolosa sperimentazione (ci si vanta infatti di essere uno dei pochi Comuni ad adottare questi “nuovi” regolamenti!) della applicazione di alcuni dei peggiori effetti della Legge sulla Rigenerazione Urbana, legge che pero’ invero non obbliga affatto i Comuni a perseguire le misure più favorevoli al privato, come sembra invece aver fatto il Comune di Terracina. Ecco, nonostante chi amministra questa Città cerchi di arrampicarsi sugli specchi, per giustificare certe scelte, si conferma invece che tutte le scelte che si sono fatte riguardo alla applicazione locale della legge sulla Rigenerazione Urbana sono scelte meramente politiche che hanno un indirizzo chiaro cioe’ quello di soddisfare al meglio gli interessi di pochi “privati” (costruttori ed imprenditori) e non quello di favorire invece il bene di una intera collettività, coinvolgendo i cittadini e le loro reali necessita’ e che pure invece con gli articoli 1 e 2 della stessa Legge avrebbe potuto trarre beneficio, articoli che invece non sono stati realmente considerati. Una politica di gestione del territorio, perché di questo parliamo, ancora più discutibile in una situazione di incertezza pianificatoria che vede un Piano Paesistico Territoriale Regionale (PTPR) annullato dalla Consulta ed un Piano Utilizzazione Arenili (PUA) locale che risale al 2003 e il cui adeguamento del 2012 non ha mai completato la VAS ma anche una Città che “vanta” degli indicatori sul consumo di suolo, sulla disponibilità di verde urbano e di parcheggi a dir poco carenti in confronto ad analoghe citta’. E’ poi davvero triste che tutto questo sia stato fatto negli ultimi tre anni con l’approvazione di un intero Consiglio Comunale senza alcuna voce di dissenso, visto che tutte le delibere di recepimento locale degli articoli della legge 7/2017 sono state votate sempre all’unanimità dei presenti, inclusa la cosiddetta “opposizione” consiliare che evidentemente condivideva, o non ha valutato con la giusta attenzione, questo indirizzo di gestione del nostro territorio. Nel frattempo abbiamo anche inviato al Comune di Terracina e alla competente Direzione Regionale le nostre ragionate osservazioni in merito al Programma Integrato di Intervento ai sensi della Legge Regionale n. 22/1997-Adozione variante di cui alle quattro delibere di Consiglio, anch’esse approvate all’unanimità dei presenti, il 28.7.2020, che prevedono un volume complessivo di quasi 100.000 metri cubi di nuovo edificato residenziale e commerciale. Una vera colata di cemento che sta per abbattersi sulla Città.” dichiara Gabriele Subiaco co-portavoce di Europa Verde Terracina.

Rispondi alla discussione

Facebook