venerdì 07 Agosto 2026,

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Terracina. Elezioni provinciali 2026. Una piccola riflessione … oltre confine

scritto da Redazione
Terracina. Elezioni provinciali 2026.  Una piccola riflessione … oltre confine

Se il centrosinistra unito sostiene il presidente e poi, nella competizione di lista, perde circa 10 punti percentuali, significa che una parte significativa dell’elettorato amministrativo che avrebbe potuto sostenere quell’area politica ha scelto altro. E nelle provinciali il voto non è SOLO ideologico: votano sindaci e consiglieri comunali. È un voto di relazione, di appartenenza territoriale, di reti amministrative.

Il dato che dovrebbe preoccupare non è tanto il numero degli eletti, quanto il fatto che il centrodestra abbia dimostrato ancora una volta una maggiore capacità di mobilitare e trattenere il consenso interno alle amministrazioni locali.

C’è poi una questione strategica.

Il centrosinistra ha scelto la strada del “listone”. Una scelta comprensibile per massimizzare le possibilità di elezione, ma che presenta un limite evidente: riduce gli spazi di rappresentanza.

Quando in una lista convivono PD, Sinistra Italiana, Europa Verde, PSI, civici e amministratori indipendenti, inevitabilmente c’è il gioco delle parti. Fatto sta che la lista si è composta di solo 9 candidati contro 37 del centro destra.

Il centrodestra ha fatto l’opposto: più liste, più candidati, più territori coinvolti, più occasioni per mobilitare consenso.

Non è affatto scontato che una lista unica produca automaticamente più voti. In alcuni contesti può accadere l’esatto contrario.

C’è poi un tema che riguarda il PD.

La provincia di Latina non è Bologna, non è l’Emilia-Romagna, non è una realtà dove il centrosinistra parte dal 50%.

Qui il centrodestra unito sfiora o supera stabilmente il 70% in molti comuni.

In un territorio così, la domanda non dovrebbe essere come preservare il perimetro del partito, ma come allargare il campo.

Significa costruire alleanze non solo elettorali ma territoriali.

Significa ascoltare amministratori, liste civiche, associazioni e realtà locali che magari non si riconoscono pienamente nei simboli tradizionali ma condividono obiettivi e valori.

Detto questo, sarebbe sbagliato trasformare il risultato in una sconfitta.

Tre eletti restano un risultato significativo in una provincia fortemente orientata a destra.

Ma sarebbe altrettanto sbagliato trasformarlo in un trionfo.

Perché quando si rischia di perdere il terzo seggio per pochi quozienti, il messaggio politico non è “abbiamo vinto”.

Il messaggio politico è:

abbiamo tenuto, ma non abbiamo ancora costruito le condizioni per vincere.

E sono due cose molto diverse.

La vera domanda che il PD pontino dovrebbe porsi oggi non è quanti consiglieri provinciali ha eletto.

La domanda è:

quanti sindaci, quanti consiglieri comunali, quanti amministratori civici e quanti pezzi di società riesce ancora a rappresentare davvero?

Perché le provinciali non misurano soltanto i voti.

Misurano la profondità del radicamento politico sui territori.

E se i territori iniziano a sfuggire, prima o poi sfuggono anche le elezioni.

Per quanto riguarda me, ringrazio tantissimo gli amici della provincia che mi hanno sostenuto e i 19 amministratori locali che mi hanno votato.

Pierpaolo Chiumera

Pd Terracina

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