mercoledì 29 gennaio 2020,
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Sulla esternalizzazione del 118 la Regione Lazio ritira la delibera

scritto da Redazione
Sulla esternalizzazione del 118 la Regione Lazio ritira la delibera

‘Dov’è l’internalizzazione dei precari dell’Ares 118, personale professionale che lavora tra mille difficoltà e garantisce il servizio di urgenza-emergenza? L’Ares 118 lamenta da tempo il blocco delle assunzioni legato al commissariamento della Sanità, la cui fine doveva avvenire il 31 dicembre 2018, ma fa l’esatto contrario cercando autisti che non abbiano mai guidato un’ambulanza o spalancando le porte al volontariato!”. Esulta il capogruppo della Lega in Consiglio regionale del Lazio Orlando Angelo Tripodi, che avrebbe partecipato domani alla manifestazione indetta dalle divise rosse davanti la sede della Regione Lazio.
”Grazie alla tenacia dei lavoratori – spiega Tripodi – l’Ares fa un passo indietro revocando il bando di 116 postazioni come ho chiesto già in un’interrogazione sulla procedura per gli autisti ma la Giunta fa orecchie da mercante al di là delle promesse. È una prima vittoria anche della Lega, però l’azienda tornerà alla carica se il buongiorno si vede dal mattino…
Il dato è tratto: Nicola Zingaretti e l’assessore Alessio D’Amato si riempiono la bocca sull’internalizzazione, tacendo su bandi – in linea con molti sindacalisti – che prendono un’altra direzione e che non tutelano i diritti dei lavoratori. Zingaretti e il direttore generale dell’Ares 118 dovrebbero ascoltare le problematiche dei precari, invece…”, sentenzia Tripodi, che chiude al vetriolo: ”Quanto costa il blocco delle ambulanze nei pronto soccorso per la carenza di barelle o di spinali con la conseguente attivazione di altre postazioni giornaliere per garantire un servizio non radicato sul territorio? Intanto le Case della Salute sono un miraggio su cui si aggiunge la chiusura dei Punti di primo intervento, mentre c’è la necessità di drenare gli accessi nei pronto soccorso con posti di breve degenza soprattutto legati ai codici bianchi e verdi nelle strutture periferiche. Insomma, l’offerta sanitaria si riduce, a partire dai tagli dei posti letto, favorendo la mobilità passiva, la disoccupazione o la perdita dei diritti dei lavoratori”.

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