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Storie popolane di vita vissuta nella Terracina che fu: “Curnute e Mazziate”

scritto da Redazione
Storie popolane di vita vissuta nella Terracina che fu: “Curnute e Mazziate”

Era all’incirca la metà degli anni trenta.

L’avvocato Leopoldo Monti andò da Riccardo Quartulli, che aveva un negozio di calzature in via Roma 78, acquistò un paio di scarpe e dicendo che per il pagamento sarebbe ripassato, se ne andò, accompagnato cerimoniosamente alla porta da tanti “Ma vi pare, avvocato!” e “Ci mancherebbe altro!” e “Fate con comodo!”.

Trascorse una settimana, l’avvocato passava più volte al giorno davanti al negozio ma in quanto ad entravi per saldare il debito, nisba!

Nei giorni della settimana seguente il sor Riccardo, piantato sulla porta del negozio, lo salutava con voce squillante e ossequiosa, sì, ma con particolare tono che mettiamo nella voce quando intendiamo far capire che alludiamo a quel qualcosa che noi conosciamo, che nel caso specifico, diceva: mi devi pagare le scarpe.

A metà della terza settimana il sor Riccardo lo fermò e con tono apparentemente svagato gli chiese:

  • Avvocà, c’è un tizio che mi deve pagare un paio di scarpe. Cosa devo fare per avere i miei soldi?

E l’avvocato, nel dirgli: fategli la citazione – lo piantò in asso e se ne andò.

Il sor Riccardo rimase a guardarlo sconcertato e tentennando la testa rientrò nel negozio. Dopo qualche giorno, però, tornò alla carica e con ironia chiese:

  • Avvocà, c’è un tizio che mi deve dei soldi per un paio di scarpe. Cosa devo fare per farmi pagare?
  • E l’avvocato, quasi senza fermarsi: citatelo! Stava avvicinandosi il “trigesimo” del debito e il sor Riccardo, esasperato, fece l’ultimo tentativo. Con un sorrisetto sarcastico gli chiese:
  • – Avvocà, quel tizio non è ancora venuto a pagarmi. Cosa debbo fare per avere le mie sessanta lire?
  • Ma, ve l’ho già detto due volte: fategli la citazione.

E il sor Riccardo, incavolato di essere preso, tra l’altro anche per fesso, lo citò.

Il Pretore, venutone a conoscenza, e trattandosi di un avvocato, convocò le parti nel suo ufficio per risolvere bonariamente il contenzioso. Qui l’avvocato ammise che doveva al sig. Quartulli quanto da questo preteso e, seduta stante, gli snocciolò sei monete d’argento da dieci lire.

Questi soddisfatto, intascò, ringraziò l’uno e l’altro e fece per andarsene.

-Un momento, signor Quartulli, disse l’avvocato fermandolo, mi dovete novanta lire.

– Io? E perché?

– Per tre consigli legali che vi ho dato in questo mese.

– Quali consigli?

-Signor Quartulli, voi per ben tre volte mi avete chiesto cosa dovevate fare per farvi pagare da un tizio. Non è forse vero?

-Sì, ma lo dicevo per farvi capire che eravate voi quello che mi doveva pagare. E voi l’avevate capito benissimo!

– No, no. Voi non mi avete detto. Avvocato, pagatemi le scarpe.

-No! Voi mi avete chiesto per ben tre volte: c’è un tizio che mi deve del denaro. Cosa devo fare per farmi pagare? Ed io, per ben tre volte vi ho consigliato di citarlo. Quindi, voi, mi avete chiesto tre consigli legali e, di conseguenza, questa è la parcella: novanta lire.

– Ma signor Pretore …

– Signor Quartulli, voi avete detto così?

– Beh, si. Ma è chiaro che …

– E allora avete chiesto tre consigli legali e, quindi, dovete saldare la parcella del signor avvocato Monti.

E fu così che il sor Riccardo Quartulli fu curnute e mazziate, e, cioè, si dovette tenere il danno e la beffa. Capirete, con quel marpione paraculo dell’avvocato Monti, Quando l’avrebbe mai spuntata.

 

e.l.

Riproduzione riservata.

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