mercoledì 08 aprile 2020,
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Sezze: abbattiamo l’ecomostro

scritto da Redazione
Sezze: abbattiamo l’ecomostro

Dopo che le più importanti televisioni nazionali (RAI, La 7, Mediaset) si sono interessate del “caso Ecomostro”, nessuno può più sottrarsi alle proprie responsabilità rispetto all’abbattimento di quello che era l’Anfiteatro di Sezze  (LT). L’impegno portato avanti nel corso di questi anni da Movimento Libero Iniziativa Sociale e dal Gruppo Radicale alla Regione Lazio, ha smosso finalmente anche la UE, che ha iniziato a presentare il conto. In data 28/9/ 2012 è stato inviato dagli uffici regionali al Comune di Sezze un messaggio di posta elettronica con il quale si ricordava che entro tale data doveva essere resa la certificazione di operatività dell’impianto, come da disposizioni dell’Autorità di Gestione del DOCUP  OB 2 Lazio 2000 – 2006. L’intervento era stato oggetto di segnalazione alla stessa Autorità come “cantiere critico”. Non avendo avuto alcun riscontro dal Comune, è stata segnalata all’Autorità la mancata certificazione di operatività. L’Autorità di Gestione ha segnalato il progetto come “non operativo” alla Commissione Europea. Con nota del 20/11/ 2012 il Comune ha evidenziato che la struttura è stata oggetto di atti vandalici e di furti. Nel prendere atto dell’accaduto, la Regione ha ricordato al Comune che la “guardiania” resta in capo alla stazione appaltante ed ha pertanto invitato l’ente comunale a porre in essere con sollecitudine il ripristino dei danni causati. Il Comune di Sezze, messo alle strette, ha chiesto, ad oltre 7 anni dall’inizio dei lavori, una proroga ulteriore.
Queste sono le novità più recenti sullo scandalo dell’Anfiteatro, realizzato, come Teatro Italiano, nel 1952, su progetto dell’arch. Piacentini, ed abbattuto con le ruspe nel 2005, per fare posto ad una struttura che ha devastato l’ambiente, arrecando un danno enorme, anche economico, alla collettività. Il Teatro Italiano era opera perfettamente integrata nell’area circostante, consistendo in una serie di gradinate in pietra, adagiate naturalmente sul declivio della collina, con impatto zero sul panorama. L’intero comprensorio era di proprietà dell’APT di Latina. Affidato in comodato al Comune, come centro intercomunale per lo sport, il tempo libero ed il turismo sociale, è stato per decenni un polo di riferimento fondamentale non solo per la comunità di Sezze. Per dare la possibilità all’Ente locale di usufruire di finanziamenti  finalizzati al suo restauro, l’APT, con atto notarile di cessione del 2004, concesse il diritto di superficie. L’art 4 dello stesso, prevedeva, appunto, solo lavori di restauro, previa autorizzazione APT, che, nell’ambito di uno strumento regionale di programmazione integrata (accordo di programma STILE), aveva fatto redigere un progetto, che, con una spesa di poco più di 300.000 euro, prevedeva l’esecuzione dei lavori di restauro, ripristino e messa in sicurezza. Lo stesso era stato approvato dal Comune e dalla Regione Lazio.
Inspiegabilmente, il 22 giugno 2005 partono i lavori di un progetto completamente diverso, che prevedeva l’abbattimento della struttura del 1952 e la costruzione di un nuovo manufatto, l’attuale Ecomostro, con impatto devastante su tutto l’ambiente. A tale proposito, ancora oggi non è dato sapere nulla sull’obbligatorio Nulla Osta della Sovrintendenza.  Il Comune procedette con il proprio progetto ed alla aggiudicazione dell’appalto senza l’autorizzazione dell’APT, che con nota del 18 ottobre 2005 invitò a sospendere ogni intervento sull’area. Le richieste di chiarimento non ottennero riscontro. Come è stato possibile procedere all’approvazione di un nuovo progetto da parte di Comune e Regione, che andava a sovrapporsi a quello precedente già approvato, con costi notevolmente superiori (a tutt’oggi l’importo raggiunge la somma di circa 2 milioni e 500 mila euro) e tutt’altro che di restauro e valorizzazione dell’esistente? Altrettanto assurdo è il fatto che i finanziamenti, avvenuti per stralci, sono arrivati da fondi europei (quelli del DOCUP OB 2 Lazio 2000-2006) finalizzati espressamente alla ristrutturazione.
I milioni di euro, fra l’altro, non sono stati nemmeno sufficienti per ultimare l’edificazione dell’Ecomostro, nonostante un ridimensionamento del progetto in corso d’opera. Ma un ulteriore danno economico si andato ad aggiungere al resto: il cantiere, abbandonato per anni senza custodia alcuna, è stato vandalizzato e depredato, tanto che l’area è stata interdetta dal settore tecnico, nel luglio scorso, per pericolosità.
Per Movimento Libero Iniziativa Sociale è arrivato il momento della definitiva chiarezza. Vanno smascherate tutte le responsabilità. Vanno denunciati tutti i colpevoli silenzi di una classe politica, trasversalmente omertosa. E l’Ecomostro va abbattuto, per ricostruire l’Anfiteatro. Operazione che verrebbe a costare molto meno, rispetto alla ultimazione dell’attuale obbrobrio.

                                                     Movimento Libero Iniziativa Sociale – lavocelibera.it

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