venerdì 14 dicembre 2018,
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Sanità regionale. Simeone (FI) “Morte al PPI di Anagni, Macchitella si metta una mano sulla coscienza”

scritto da Redazione
Sanità regionale. Simeone (FI) “Morte al PPI di Anagni, Macchitella si metta una mano sulla coscienza”

“I disservizi. L’impoverimento dell’offerta sanitaria territoriale. L’incapacità di ascoltare del commissario straordinario della Asl di Frosinone, Luigi Macchitella, che rispetto alla nostra richiesta, come commissione regionale sanità, di sospendere la decisione di chiudere il Punto di primo intervento di Anagni si è voltato dall’altra parte, non possono considerarsi altro rispetto alla tragedia che ha visto la morte nelle ultime ore di una donna di soli 62 anni ad Anagni. I fatti sono noti. La donna, punta da un calabrone, ha avuto uno choc anafilattico ed è morta dopo essere stata trasportata all’ex PPI di Anagni ora Presidio ambulatoriale territoriale (Pat). Non entro nel merito di questioni diagnostiche che non mi appartengono ma non posso esimermi dal dire che, purtroppo, siamo stati nefasti profeti di una sciagura che, forse, poteva essere evitata. E non possiamo né vogliamo accettare che la Asl di Frosinone rispetto a quanto accaduto si limiti a dire che la donna doveva essere trasportata al Pronto soccorso di Alatri solo per lavarsi la coscienza. Avevamo con ogni mezzo messo in guardia sia il commissario Macchitella che il presidente della regione Lazio, Zingaretti e l’assessore alla sanità D’Amato delle ripercussioni negative che tale scelta al ribasso avrebbe comportato con la sottrazione di servizi, assistenza e prestazioni che la trasformazione di un Punto di primo intervento in Presidio ambulatoriale territoriale avrebbe comportato. Abbiamo inviato una nota a Zingaretti e D’Amato chiedendo, formalmente, la possibilità di sospendere la deliberazione della Asl di Frosinone con la quale si stabiliva, a partire da 15 luglio 2018, la chiusura del PPI, e la sua trasformazione in Presidio ambulatoriale territoriale (PAT) e l’avvio di un tavolo tecnico – istituzionale per comprendere nel dettaglio le esigenze del territorio e le soluzioni che si intendevano mettere in atto. La risposta è stata il totale silenzio. L’esito è stato il decesso di una donna e il dolore di una famiglia, a cui esprimo tutta la mia vicinanza, che non potrà mai essere colmato. Non sono abituato a puntare il dito contro alcuno o ad innescare inutili tribunali dell’inquisizione. Ma oggi se un responsabile esiste di questa sottrazione di servizi assunta, con sommarietà rispetto alle effettive esigenze del territorio e agli appelli formulati da parte nostra e dei sindaci che hanno da sempre evidenziato le criticità di un territorio che conta su un bacino di utenze di circa 80 mila persone che hanno perso un importante punto di riferimento in termini assistenziali e soprattutto nella gestione delle emergenze urgenze che un Presidio ambulatoriale territoriale (PAT) non può garantire, quello è il commissario Macchitella. Quanto accaduto ad Anagni deve essere un monito per chi oggi governa la regione Lazio affinchè la decisione, assunta con decreto del commissario Zingaretti a luglio 2017, di chiudere i Punti di primo intervento del Lazio sia rivista. Non possiamo permettere che tali tragedie si ripetano. Non possiamo consentire che i cittadini siano disorientati e impauriti rispetto a servizi, soprattutto nell’emergenza – urgenza, che devono essere garantiti, potenziati e non sottratti tra l’altro senza alcuna ragione. Noi andiamo avanti e non ci fermeremo, irremovibili sulla decisione di bloccare ogni offerta al ribasso nella nostra sanità”.

Lo dichiara in una nota il presidente della commissione regionale sanità del Lazio, Giuseppe Simeone

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