giovedì 29 Settembre 2022,

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Riordino Province. Una marea di emendamenti e i tempi stretti affossano l’iniquo provvedimento

scritto da Redazione
Riordino Province. Una marea di emendamenti e i tempi stretti affossano l’iniquo provvedimento

Il governicchio dei tecnici, con il ministro Patroni Griffi in testa, ha rimediato ieri l’ennesima figuraccia: lo stop alla riconversione del decreto legge sul riordino delle province italiane.
Ricordiamo che tale presunto riordino conteneva una serie di tagli indiscriminati e accorpamenti tra realtà territoriali diverse e con vissuti e storie non sopprimibili, oltre a non conferire alcun vantaggio economico alla esangui casse statali.
Ieri in Senato l’inevitabile colpo di scena per il papocchio posto tardivamente sul tavolo della discussione con i soggetti aventi diritto, e sotto il peso di centinaia di emendamenti presentati  dal Popolo della Libertà,  il ministro Patroni Griffi è stato costretto ad arrendersi all’evidente: aver preteso di far digerire senza contraddittorio con gli eletti del territorio e in senso lato delle popolazioni, un provvedimento che non porta nessun beneficio tangibile. Anzi.
Perché non è all’interno delle province italiane che si trova il dramma dello sperpero del denaro pubblico che ha condotto negli ultimi decenni il bilancio statale ad accumulare uno stratosferico debito.
Come il Governo nel proporre il riordino non abbia mai fatto veramente i conti con l’incostituzionalità del provvedimento e soprattutto con le opposizioni presentate ai Tar italiani da tante province e regioni.
Stante il nuovo scenario, nessuno pensi però che il percorso di imporre l’accorpamento – taglio di alcune province sia terminato, perché a leggere alcune dichiarazioni stampa del ministro Griffi, ma soprattutto della “settima colonna” Antonio Saitta, il presidente pro tempore dell’Upi, il quale consiglia al Parlamento di inserire nella legge di Stabilità “qualche proposta per aiutare le Province”, garantendo così i servizi come la manutenzione delle scuole e delle strade, i centri per l’impiego e il trasporto locale.
Accusando poi stizzito chi ha proposto gli emendamenti “di localismo esasperato e di voler preservare così com’è l’attuale organizzazione dello Stato”.
Dichiarazioni, che se confermate, dovrebbero indurre i presidenti di provincia a chiedere le dimissioni immediate di Saitta dalla delicata carica che rappresenta.
Per questo e licito aspettarsi un colpo di coda finale in grado anche di invalidare il democratico percorso di opposizione seguito da diversi senatori, presidenti di province e di regioni.
C’è infine da rilevare due ultimi aspetti della vicenda: l’art. 23 del cosiddetto “decreto salva Italia” si presentava da subito come un gravissimo errore che avrebbe generato solo disastri, così come nessuno oggi può affermare che il Popolo della Libertà, nel far saltare i progetti del governicchio, ha voluto difendere a tutti i costi la “casta”.
Perché questo non risponde a verità.
Credo che battaglia non sia terminata, ma ha svelato anche ai militanti più spinti dell’antipolitica che le province hanno un ruolo indispensabile nel sistema istituzionale del Paese per i servizi essenziali che svolgono ai cittadini.
Come é altrettanto chiaro e vero che le preziose funzioni che svolgono non possono essere gestite e garantire né dalle regioni né dai comuni, che hanno già una marea di difficoltà di governo dei loro enti.

On. Gina Cetrone

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