sabato 08 Agosto 2026,

Cronaca

Ξ Commenta la notizia

Quando la spiaggia aveva il volto degli “zii”: i bagnini degli stabilimenti balneari che hanno scritto pagine esaltanti delle stagioni estive terracinesi

scritto da Redazione
Quando la spiaggia aveva il volto degli “zii”: i bagnini degli stabilimenti balneari che hanno scritto pagine esaltanti delle stagioni estive terracinesi

C’è stato un tempo in cui l’estate a Terracina non era soltanto una stagione, ma uno stile di vita. Un tempo in cui il mare scandiva le giornate di intere famiglie, i bambini crescevano sulla sabbia e gli stabilimenti balneari rappresentavano il cuore pulsante della socialità cittadina. Erano gli anni del dopoguerra, quelli della ricostruzione, della speranza ritrovata e, poco dopo, del boom economico che trasformò la città in una delle mete balneari più apprezzate del litorale laziale.

Il simbolo di quell’epoca era il “Lido”, insieme agli storici stabilimenti che animavano la spiaggia terracinese. Luoghi che ancora oggi vivono nei ricordi di chi li ha frequentati e che evocano un turismo elegante, familiare, genuino, fatto di relazioni autentiche e di una spensieratezza che il tempo ha reso irripetibile.

Ma il vero patrimonio umano di quelle estati erano loro: i bagnini.

Dal 1948 fino alla fine degli anni Settanta, rappresentarono molto più di una figura professionale. Erano custodi del mare, punti di riferimento, educatori, confidenti e, per chi trascorreva l’intera stagione sulla spiaggia, erano semplicemente “gli zii”. Nessuno li chiamava per cognome: erano zio Alberto, zio Angelo, zio Luigi, zio Silviano, zio Erasmo, zio Crimaldi e, nella foto accanto a lui, il figlio Giuseppe.

Personaggi dal carattere forte, temprati dal sole, dal vento e dalle onde. Uomini di poche parole quando il mare si faceva cattivo, ma capaci di conquistare tutti con una battuta, una presa in giro bonaria o una delle loro irresistibili gag. Scene che, riviste oggi, sembrerebbero uscite direttamente dal copione del celebre Bagaglino: ironia spontanea, comicità popolare, battute fulminanti che facevano ridere intere file di ombrelloni.

Dietro quel sorriso, però, c’erano professionalità e coraggio. Il loro lavoro era fatto di responsabilità enormi. Bastava un attimo perché una giornata di vacanza si trasformasse in tragedia, e allora entravano in azione loro, con una rapidità e una determinazione che hanno salvato decine di vite.

Tra questi spicca la figura di Giuseppe Crimaldi, uno dei rarissimi bagnini italiani dell’epoca insignito della Medaglia d’Oro al Valor Civile, riconoscimento che testimonia i numerosi e coraggiosi salvataggi compiuti nel corso della sua attività. Un esempio di dedizione assoluta che ha dato lustro non solo alla categoria, ma all’intera città di Terracina.

Le loro imprese sono entrate nell’immaginario collettivo dei terracinesi e di tanti “bagnanti”. Ancora oggi vengono raccontate come piccole epopee popolari, tramandate nelle famiglie e tra gli amici con lo stesso entusiasmo di allora. Erano uomini che non conoscevano orari: vigilavano dall’alba al tramonto, osservando il mare con un’esperienza affinata giorno dopo giorno, capace di leggere una corrente o intuire un pericolo prima ancora che fosse evidente.

Oggi fa un certo effetto vedere ragazzi e ragazze giovanissimi svolgere il mestiere del bagnino. Professionisti preparati e competenti, certamente, ma inevitabilmente inseriti in un contesto completamente diverso. Quella generazione di uomini robusti, dal fisico scolpito dal lavoro e dal sole, con il fischietto al collo e lo sguardo sempre rivolto verso il mare, appartiene ormai a un’altra epoca. Erano figure carismatiche, autentiche, spesso rudi nei modi ma dal cuore grande, capaci di farsi rispettare e voler bene nello stesso momento.

Con loro è rimasto il ricordo di una Terracina che cresceva insieme al suo mare. Una città che, negli anni del boom economico, seppe accogliere un turismo di qualità, fatto soprattutto di famiglie che tornavano estate dopo estate, creando legami destinati a durare una vita. Gli stabilimenti balneari erano comunità in miniatura, dove tutti si conoscevano e ogni bambino trovava negli “zii bagnini” una presenza rassicurante.

Quelle estati non torneranno più. Sono diventate memoria, patrimonio sentimentale di una generazione che continua a custodirle con affetto. E insieme ai volti abbronzati di zio Alberto, zio Angelo, zio Luigi, zio Silviano, zio Erasmo, zio Crimaldi e di Giuseppe, resta l’immagine di una Terracina che seppe fare del mare e della spiaggia “dorata” non soltanto una risorsa economica, ma un luogo di appartenenza, di amicizia e di umanità.

Perché, in fondo, i veri protagonisti di quella stagione irripetibile non erano soltanto il sole e il mare. Erano gli uomini che, con carisma, coraggio e un’inconfondibile ironia, vegliavano su entrambi, diventando parte indelebile della storia e del cuore di tutti. (everardo longarini)

Foto proveniente dalla collezione privata di Franco Semente.

I commenti non sono chiusi.

Facebook