Il 15 marzo sindaci e consiglieri comunali dei 33 Comuni pontini saranno chiamati alle urne per eleggere il presidente dell’ente provinciale. Ma nel centrodestra serpeggia il malcontento.
Il centrodestra pontino è tutt’altro che compatto in vista delle elezioni provinciali del prossimo 15 marzo, quando sindaci e consiglieri comunali dei 33 Comuni della provincia di Latina saranno chiamati a eleggere il nuovo presidente dell’ente di via Costa. E se sulla carta i giochi sembravano già chiusi con l’indicazione del nome di Federico Carnevale, sindaco di Monte San Biagio e in quota Forza Italia, la realtà racconta una storia ben diversa, fatta di malumori, riunioni riservate e dissensi che faticano sempre meno a restare sotto traccia.
La candidatura di Carnevale è stata indicata dai responsabili regionali dei tre principali partiti del centrodestra — Paolo Trancassini per Fratelli d’Italia, Davide Bordoni per la Lega e Marco Di Stefano per Noi Moderati — secondo un percorso che in molti non esitano a definire “calato dall’alto”. Una scelta operata nelle stanze delle segreterie politiche regionali, senza che vi fosse una vera e propria consultazione con la base: quei sindaci e quegli amministratori locali che, paradossalmente, saranno poi chiamati a esprimere il voto determinante il 15 marzo.
La Lega si spacca, Cusani torna in campo.
Il malumore ha trovato la sua prima uscita pubblica in un incontro organizzato dal provinciale della Lega per Salvini Premier a Terracina, al quale ha preso parte anche Armando Cusani — già presidente della provincia di Latina per due mandati e oggi sindaco di Sperlonga — che ha illustrato ai colleghi di partito la situazione creatasi, prefigurando con lucidità i possibili scenari nel post-elezione. Un intervento, il suo, che ha dato voce a ciò che in molti pensavano ma non avevano ancora detto apertamente.
A finire nel mirino è soprattutto la posizione di Bordoni, il cui via libera alla candidatura Carnevale ha suscitato critiche nette da parte degli amministratori leghisti del Comune di Terracina e della provincia, che si sono sentiti scavalcati in una decisione che li riguarda direttamente. L’assemblea si è aggiornata ai prossimi giorni per raccogliere anche le intenzioni di voto di altri amministratori locali del centrodestra, con un occhio rivolto anche alle prossime amministrative previste nel Comune di Fondi, altra partita politicamente sensibile per l’area pontina.
L’eredità nefasta della Legge Del Rio: province svuotate ma non abolite.
A rendere ancora più paradossale questa vicenda è la cornice istituzionale nella quale si svolge. Le province — e quella di Latina non fa eccezione — sono oggi enti menomati, fantasmi istituzionali nati dalla riforma voluta dall’allora ministro Graziano Del Rio nel 2014. Una legge che avrebbe dovuto abolirle, ma che nei fatti le ha soltanto svuotate: le province sopravvivono, private però dell’elezione diretta del presidente e del consiglio provinciale da parte dei cittadini, con bilanci ridotti all’osso, competenze dimezzate e un personale che ha visto progressivamente assottigliarsi le proprie fila.
Il risultato è un cortocircuito democratico evidente: i presidenti di provincia vengono eletti non dai cittadini, ma dagli amministratori locali — sindaci e consiglieri comunali — secondo un sistema di voto ponderato che tiene conto della dimensione demografica dei rispettivi Comuni. Un meccanismo che trasforma le elezioni provinciali in una partita tutta interna alle segreterie di partito, lontanissima dalla partecipazione popolare, e che finisce per amplificare esattamente quel tipo di dinamiche — le nomine calate dall’alto, le trattative tra apparati — che i cittadini guardano con crescente sfiducia.
La Legge Del Rio ha prodotto, in sostanza, il peggio di due mondi: province ancora esistenti, con i loro costi e la loro burocrazia, ma prive di quella legittimazione democratica diretta che sola potrebbe giustificarne la presenza. Un disastro istituzionale del quale l’attuale situazione in provincia di Latina, con le sue tensioni interne al centrodestra e la sua gestione opaca delle candidature, non è che l’ennesima, plastica dimostrazione.
Nei prossimi giorni sono attesi ulteriori sviluppi, con nuove riunioni in programma per fare il punto sulle intenzioni di voto degli amministratori pontini. (e)
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