lunedì 17 Gennaio 2022,

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Ostia. Appello dei pescatori contro i lavori di difesa della costa

scritto da Redazione
Ostia. Appello dei pescatori contro i lavori di difesa della costa

A distanza di sette anni i progettisti della Regione Lazio tornano alla carica con un “disegno” devastante per il litorale di Ostia. La pesca di telline e cannolicchi è di nuovo messa a rischio dall’intervento in corso di difesa della costa che prevede il radicamento di “tre pennelli” nel tratto antistante il complesso balneare Nuova Pineta Pinetina e lo Stabilimento Venezia. Ancora una volta il comparto della pesca professionale non è stato ascoltato.

Ancora una volta non siamo stati interpellati in qualità di soggetti “interessati” ad un progetto di difesa della costa che va ad incidere negativamente sulle nostre attività, sul nostro lavoro, sul nostro reddito, sul nostro fabbisogno. Ne abbiamo avuto notizia a cantieri aperti, a cose fatte, nessuna convocazione dagli enti preposti prima dell’approvazione del progetto. Siamo noi, gli operatori ittici, i pescatori, a dover pagare nell’immediato il prezzo più alto di questa vandalizzazione delle acque e dei fondali.

A seguire sarà tutta la città a veder scomparire “la tellina romana”, i bivalvi, i cannolicchi così come le ultime spiagge di Levante comprese quelle di Castel Porziano e Capocotta, con le loro dune protette. Stanno mettendo in ginocchio un intero comparto, quello della piccola pesca. Persone, famiglie, lavoratori. Tremila tra occupati diretti e indotto. Nessuno ne parla.

Con i lavori in corso la Regione Lazio sta inevitabilmente “gettando le basi” per rilanciare il devastante progetto degli “otto pennelli” scongiurato fin dal 2014, dopo una dura battaglia che ci ha visto protagonisti accanto a balneari, associazioni ambientaliste e sportive. Una battaglia corale che il 27 novembre del 2014 ha espresso un convegno dal titolo “Roma: il litorale di Ostia, erosione, assetto e natura”. Intervenuti ad esprimere contrarietà e alternative al progetto degli “otto pennelli”: l’allora senatrice Fabiola Anitori che ha presieduto i lavori accanto al senatore Luigi Zanda con il supporto scientifico di professori universitari come Piero Bellotti, Carlo Blasi, Giuseppe Nascetti. Duro e chiaro anche l’intervento di Legambiente con la presenza di Roberto Scacchi.

Oggi come allora i lavori in corso vanno ad intaccare l’equilibrio biologico di acque e fondali. Le opere in cantiere stanno già provocando erosione su erosione, il paventato prelievo alla prima secca di oltre 40mila metri cubi di sabbia è un attentato alla biodiversità. Inevitabile e documenta l’erosione sottoflutto portata da ogni “pennello” gettato nel mare. Chiediamo l’immediato stop ai cantieri e un confronto pubblico urgente con il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti; l’Assessore ai Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità Mauro Alessandri; nonché al Ministero alla Transizione ecologica; il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali; il Ministero della Cultura, Direzione Generale Archeologia e Paesaggio; la Tenuta Presidenziale di Castelporziano; l’Ispra; la Riserva Naturale del Litorale Romano e le associazioni ambientaliste. È tempo di esaminare e introdurre sistemi alternativi al devastante progetto di difesa della costa in atto.

Chiediamo alternative in grado di difendere gli arenili senza compromettere gli stock ittici e l’attività di pesca; chiediamo al mondo ambientalista di aprire gli occhi su quanto sta accadendo a Ostia e prendere posizione contro questo ulteriore scempio mascherato da un decreto emergenza datato 2018 e messo in campo nel 2021 che sta devastando il litorale romano. Tante le domande e i dubbi. Di che anno sono gli studi sulle correnti? Quelli sull’impatto ambientale? Sulle acque e sui fondali? Quelli sulla biodiversità? Che ne sanno del comparto pesca del litorale romano? Chiamiamo ad esprimersi in merito anche il Comune di Roma nella sua espressione politica ed amministrativa, così come il Municipio X e la Capitaneria di Porto, ognuno per le proprie competenze.

Ostia ha nel suo patrimonio culturale e produttivo anche la piccola pesca, una tradizione riconosciuta e valorizzata anche fuori dai confini regionali. Tanto che altre regioni in passato si sono rivolte a noi pescatori del litorale romano per avere assistenza nel recupero del ciclo della biodiversità nelle loro acque. Apprezzati, dunque, da governatori lontani da Roma, ignorati dalla Regione Lazio. Eppure, il ruolo del mare nelle “traiettorie di crescita” dell’economia è stato ulteriormente ribadito dalla Commissione europea nell’ambito della strategia per la Crescita Blu (Blue Growth). Ebbene caro Zingaretti noi viviamo di mare, peschiamo nelle acque del litorale romano, vorremmo continuare a farlo.

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