La consigliera regionale Emanuela Zappone (Fratelli d’Italia) ha presentato come “piccola ma importante rivoluzione” la nuova delibera della Regione Lazio che modifica i tempi di validità delle ricette mediche.
Le novità annunciate:
Dal 1° febbraio 2025, la validità delle prescrizioni per visite ed esami medici non sarà più uniforme (180 giorni per tutti), ma calibrata in base all’urgenza certificata dal medico:
Urgente (U): validità 10 giorni, prestazione entro 72 ore
Breve (B): validità 20 giorni
Differita (D): validità da 40 a 70 giorni
Programmata (P): validità 130 giorni
Secondo Zappone, questo sistema “assicura che le priorità indicate sulle prescrizioni vengano realmente rispettate” e riduce “le prenotazioni tardive o mai effettuate, che finiscono per falsare le liste d’attesa”. La consigliera regionale sottolinea che “l’amministrazione Rocca sta dando risposte concrete” e “restituendo centralità ai cittadini”.
Augusto Ciotti ha analizzato la delibera di Giunta Regionale n. 5345 del 23 dicembre 2024 e l’Allegato A “Validità della Prescrizione”, evidenziando una criticità sostanziale del nuovo sistema.
Il problema sollevato:
“Nel caso il Servizio Sanitario Regionale non sia in grado di soddisfare la richiesta nei tempi previsti, si ricomincia da capo: medico curante, prenotazione CUP e lista di attesa”, spiega Ciotti.
Il paradosso del sistema:
Se una prescrizione urgente (U) non viene soddisfatta entro 10 giorni, la ricetta scade e il paziente deve tornare dal medico curante per ripetere l’intero iter. Lo stesso vale per le prescrizioni brevi (B, 20 giorni), differite (D, 40-70 giorni) e programmate (P, 130 giorni)
La conclusione di Ciotti:
“In pratica si favoriscono di nuovo le strutture private a pagamento”. Se il sistema pubblico non riesce a garantire la prestazione nei tempi ridotti della ricetta, il paziente si trova di fronte a due alternative: ricominciare da capo con l’iter burocratico oppure rivolgersi al privato.
Lo stesso vale per le prescrizioni brevi (B, 20 giorni), differite (D, 40-70 giorni) e programmate (P, 130 giorni)
La conclusione di Ciotti:
“In pratica si favoriscono di nuovo le strutture private a pagamento”. Se il sistema pubblico non riesce a garantire la prestazione nei tempi ridotti della ricetta, il paziente si trova di fronte a due alternative: ricominciare da capo con l’iter burocratico oppure rivolgersi al privato.
Le questioni aperte
La riforma solleva interrogativi concreti:
Capacità di risposta del SSR: Il sistema sanitario regionale è effettivamente in grado di garantire le prestazioni nei tempi ridotti delle nuove ricette?
Rischio di sovraccarico burocratico: I pazienti che non ottengono la prestazione entro la scadenza della ricetta dovranno rivolgersi nuovamente al medico curante, aumentando il carico di lavoro dei medici di base e allungando paradossalmente i tempi complessivi.
Equità di accesso: La riduzione dei tempi di validità potrebbe creare un meccanismo che spinge verso il privato chi ha urgenze non soddisfatte dal pubblico? Resta da verificare se questa “piccola rivoluzione” annunciata migliorerà davvero l’accesso alle cure o se, come teme Ciotti, finirà per creare ulteriori ostacoli burocratici favorendo indirettamente la sanità privata.
Quando si dice: il cittadino è più informato e critico dell’addetta ai lavori!
e.
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