Alla “borsa ortofrutticola di Terracina”, nespole spagnole battute a 7,90 €/kg. Il consumatore ha ancora un’arma: ignorarle finché non marciscono.
C’è una notizia che sa di beffa. Ieri, alla “Borsa della Frutta e della Verdura di Terracina”, le nespole provenienti dalla Spagna sono state battute sul banco a 7,90 euro al chilogrammo.
Sarebbe comodo — e rassicurante — liquidare la questione con il solito capro espiatorio: la guerra nel Golfo, i costi dell’energia, le rotte commerciali interrotte. Certo, tutto ciò pesa. Ma ridurre la folle corsa al rialzo dei prezzi ortofrutticoli a una causa bellica è, nei fatti, una menzogna per omissione. Dietro quei 7,90 euro si intravede qualcosa di più strutturale, di più sistematico: una filiera che lucra a ogni passaggio, dal campo al banco, dove ogni anello della catena aggiunge il suo margine, indipendentemente dal reale valore del prodotto.
“Produttore, intermediario, grossista, distributore, dettagliante: cinque mani che si lavano l’una con l’altra, e il conto lo paga sempre lo stesso — chi porta a casa la sporta.”
Il meccanismo è noto, antico quanto i mercati stessi: produttore, intermediario, grossista, distributore, dettagliante. Cinque mani che si lavano l’una con l’altra, e il conto lo paga sempre lo stesso soggetto — chi porta a casa la sporta. I prezzi crescono ad horas, come dicevano i latini, ora dopo ora, senza che nessun organismo di vigilanza si degni di alzare un sopracciglio.
Eppure il consumatore non è del tutto disarmato. Ha, anzi, uno strumento potente quanto scomodo da usare: il silenzio della borsa. Non comprare. Lasciare le nespole sul banco. Lasciarle lì, belle e lucide nella loro ingiustizia, finché non iniziano a raggrinzire, a scurire, a marcire. Quando il grossista smette di ricevere ordini, quando i magazzini si riempiono di merce invenduta, l’intera filiera — così agile nell’aumentare i prezzi — è costretta a fare lo stesso esercizio in senso inverso.
Non è una soluzione romantica. Non è nemmeno una soluzione rapida. Ma è, forse, l’unica leva reale che resta a chi, di fronte a un banco di nespole spagnole a quasi otto euro al chilo, si chiede dove sia finito il buonsenso — e, con esso, il gusto di comprare frutta senza sentirsi derubati.
La nostra battaglia contro il caro frutta e verdura continua. (e)
I commenti non sono chiusi.