sabato 26 settembre 2020,

Cronaca

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Latina. In morte di don Cesare Boschin, per non dimenticare

scritto da Redazione
Latina. In morte di don Cesare Boschin, per non dimenticare

Il 30 marzo di 25 anni fa veniva assassinato brutalmente don Cesare Boschin, coraggioso parroco di Borgo Montello, quasi sicuramente ucciso dalla camorra, visto il suo costante impegno nel denunciare la presenza di rifiuti tossici nella vicina discarica. Da anni si batteva per la chiusura dell’impianto, che ha provocato danni enormi a tutto il territorio e alla popolazione residente. Alle 9 del mattino – forse qualche minuto prima – da modesto e tenace cronista di una televisione locale entrai con il mio amico Orly ed un cameramen, nella stanza del delitto. Fuori qualche parrocchiano commentava così: “Era un sacerdote vecchio e all’ antica, sempre disponibile con tutti, anche con quegli sbandati, forse tossicomani, che l’ altra notte lo hanno ucciso soffocandolo nel sonno“.

Cosi’ ci ha lasciato don Cesare Boschin, 81 anni, originario di Trebaseleghe (Padova), era da 45 anni il parroco della chiesa di Sant’ Annunziata di Borgo Montello, lasciando nello sgomento e inquietudine tutti i parrocchiani. A trovare il corpo senza vita del “parroco buono” la fidatissima perpetua, Franca Rosato. Don Cesare era nel letto appoggiato a due cuscini, gli occhiali sul breviario, la bocca e le mani sigillate da nastro adesivo, ecchimosi sul viso e un asciugamano sui piedi. La stanza era sottosopra, armadi e cassetti aperti: evidentemente gli aggressori cercavano denaro. Che non hanno trovato.

Durante la perquisizione dei Carabinieri e’ saltata fuori da un ripostiglio la somma di 5 milioni lasciati in eredita’ a madre Teresa di Calcutta, secondo quanto specificava il testamento recuperato dai militari, guidati allora dal colonnello dei Carabinieri Basso, comandante provinciale. Per evitare che il sacerdote desse l’ allarme, i rapinatori hanno imbavagliato don Cesare non sapendo che tale gesto sarebbe stato fatale: il parroco soffriva di enfisema polmonare, è morto per soffocamento. Sgomento, arrivò dopo pochi minuti il vescovo di Latina, monsignor Domenico Pecile che disse subito: “E terribile. Purtroppo ci credono ricchi e i ladri ci prendono di mira. Anche da me sono venuti tre volte”.

Le indagini furono indirizzate, sia pure con discrezione, verso il mondo degli emarginati ed extracomunitari della zona (don Cesare da sempre li assisteva) e verso quello dei drogati. A Borgo Montello esistevano due comunita’ di recupero seguite da don Felice, della Curia di Latina, che ha sempre escluso ogni legame tra l’ omicidio in canonica e gli ospiti. “Don Boschin – spiegò agli inquirenti – non conosceva nessuno dei 25 ragazzi, da tempo non lasciava la stanza da letto e i ragazzi, a loro volta, non escono”. Don Cesare si era ritirato dall’ attivita’ pastorale e si era rinchiuso in canonica per una strana forma di fobia e per prepararsi meglio – diceva – “al grande incontro”. Celebrava messa in privato, era assistito dai suoi parrocchiani, dalla perpetua e da padre Mariano Pagliaro, un missionario passionista di Le Ferriere che lo stimava molto. Proprio padre Mariano – deceduto nel 2012 – e’ stato l’ ultimo a vedere don Cesare. Hanno cenato assieme, prima di andar via gli ha detto: “Cambi la serratura della porta, e’ poco resistente”.

Paolo Iannuccelli

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