sabato 11 Aprile 2026,

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L’allarmante stillicidio delle aziende in difficoltà nel sud Lazio non conosce fine

scritto da Redazione
L’allarmante stillicidio delle aziende in difficoltà nel sud Lazio non conosce fine

Anche la Henkel di Ferentino ha chiesto, in questi giorni, l’attivazione della mobilità
volontaria che, in sostanza, vuol dire riduzione del personale nell’immediato e, in
fieri, drastico ridemensionamento della produttività. Alla fine, tuttociò lascia
presagire, nel medio periodo, il totale disimpegno della grande multinazionale
chimica in terra ernica. Insomma, un’altra importante azienda che è a rischio chiusura.
Questo dimostra quanto siano inefficaci le cure dell’attuale governo che manifesta
limiti programmatici evidenti che rendono sempre più marcata la tendenza alla
desertificazione industriale in atto nel basso Lazio. Particolarmente drammatica la
situazione dello stabilimento Stellantis di Cassino che, mai nei suoi 54 anni di
esistenza, aveva raggiunto limiti occupazionali così bassi e soprattutto stop produttivi
così lunghi come oggi. La situazione di Cassino Plant è preoccupante, bene fanno i
sindaci a chiedere un intervento del governo e bene fanno a questo punto a
coinvolgere, con la manifestazione del 20 marzo, tutte le parti sociali. Il momento
storico è delicatissimo. Se chiude la Stellantis, salta l’intero comparto industriale del
basso Lazio. Forse al ministro Urso e alla premier Meloni questo non è ancora chiaro.
Sarebbe una ecatombe sociale ed economica. Si vivrebbe lo stesso dramma, con le
debite differenze, che si sta vivendo a Taranto. L’ex Ilva, in amministrazione
controllata Mimit, oggi non è un insediamento industriale che ha futuro, per le tante
gravissime emergenze ambientali disattese e genera mensilmente debiti per 70 80
milioni di euro con una produzione ridotta ai minimi storici. Anche per Cassino
dobbiamo attenderci la stessa fine? Indigna la totale latitanza della proprietà
intenzionata, latentemente, a liberarsi di Cassino Plant i cui costi di gestione, con la
produzione praticamente ferma e senza un piano aziendale credibile, sono ingenti e in
parte a carico di noi tutti, visto il costante e crescente ricorso agli ammortizzatori
sociali. Serve chiarezza. Il governo ha il dovere istituzionale e morale di ammonire la
proprietà, di imporre un chiaro e doveroso aut aut, di esercitare, nei modi previsti e
con evidente urgenza, il golden power. Il valore strategico dell’insediamento
cassinate è immane e la perizia delle maestranze, oggi a braccia conserte, è
indiscutibile: non si possono cancellare con una spugna 50 anni di crescita economica
e sociale. In questo contesto appaiano fuoriluogo gli entusiasmi di qualcuno che
continua a vaticinare mirabolanti interventi regionali che faranno crescere il territorio.
Basta propaganda. Il territorio chiede lavoro, chiede continuità lavorativa, chiede
crescita economica e stabilità sociale oggi in serio pericolo. Per inciso i fondi Step e
similari sono ripartizioni del Fser regionale 2021 2027, comuni a tutte le regioni, su
base pluriennale, nulla di più e nulla di meno. In Piemonte, per esempio, sono a
bando cento milioni, (nel Lazio 85 milioni), idem Toscana. Anche la regione
Campania ha messo a bando con la misura Step 50 milioni, pur avendo la ZES, unica
vera grande azione strutturale che dispone di fondi e investimenti di grande rilevanza
e che il Lazio, con l’attuale establishment, può vedere solo in cartolina.

Lorenzo Fiorini PSI

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