mercoledì 23 settembre 2020,

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La sanità laziale deve affrontare nel 2020 l’emergenza dei pronto soccorso

scritto da Redazione
La sanità laziale deve affrontare nel 2020 l’emergenza dei pronto soccorso

“Anno nuovo, vita nuova, dice un vecchio detto popolare. La speranza è che soprattutto nella sanità laziale si assista ad un cambio di rotta a 360 gradi.
E’ stato reso noto il rapporto che annualmente il Ministero della Salute fornisce sui cosiddetti Lea, livelli essenziali di assistenza. Un parametro essenziale per misurare la qualità e l’efficienza delle prestazioni sanitarie nelle singole regioni.
Stando i primi dati, pubblicati oggi su Il Sole 24 ore, la Regione Lazio non brilla certamente. Nel 2018 le performance ottengono 10 punti in più rispetto al 2017 ma il Lazio nella griglia si posiziona all’undicesimo posto su 16 Regioni totali. Con 190 punti la nostra regione è sopra alla soglia minima dei 160 punti previsti, ma fa davvero scalpore il dato che lo colloca sui livelli del Sud Italia. Fossi in Alessio D’Amato eviterei toni trionfalistici, piuttosto aumenterei gli sforzi dell’amministrazione Zingaretti sull’obiettivo prefisso dallo stesso assessore, ovvero il miglioramento dell’assistenza territoriale.

I nodi della sanità restano irrisolti. Basta leggere l’ultimo report del 2019 elaborato da Cittadinanzattiva Lazio e Simeu, la società italiana della medicina di emergenza-urgenza, che descrive un quadro preoccupante dei nostri Pronto Soccorso. Un’indagine che ha interessato 23 strutture di emergenza ed urgenza di tutte le Asl e aziende ospedaliere di Roma, Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone.
In media è di 141 minuti l’attesa in un Pronto Soccorso del Lazio per un codice bianco, 88 per un codice verde e 51 per un codice giallo. Si arriva però anche a casi limite di 6 ore di attesa per i codici bianchi, 3 ore e mezza per un codice verde e 3 ore per uno giallo. Persiste un uso inappropriato del Pronto Soccorso da parte dei cittadini, come dimostrano i dati relativi ai codici di accesso: il 66% sono codici verdi, il 27% codici gialli, il 4% rossi e quasi il 3% bianchi.
Mi pare evidente che vi sia innanzitutto il problema della carenza di spazi per l’attesa. In particolare nei Dea di I livello nel 57% dei casi è presente una sala d’attesa solo per i pazienti post triage, nel 43% una sala solo per i pazienti che hanno svolto la prima visita medica e nel 50% dei casi una sala d’attesa solo per i familiari. Nei Pronto Soccorso laziali inoltre mancano spazi dedicati ai bambini nei tre quarti dei casi.
Altro grave problema sono i tempi eccessivi per l’attesa. Penso ad esempio agli esami diagnostici e di laboratorio. Per l’Emocromo nei Dea di I livello solo il 50% degli esami si svolge entro un’ora. Per la Tac l’attesa è inferiore all’ora solo nel 42,85% dei casi, mentre si registrano attese fino anche a più di 6 ore. L’indagine di Cittadinanzattiva ha permesso di osservare che dopo il triage per effettuare il primo accertamento diagnostico si attende di meno nelle strutture meno complesse. Per i codici bianchi, ad esempio, si riscontra una media di 102,15 minuti di attesa nei Pronto Soccorso, 100’ nei DEA di I livello, 141’ nei DEA di II livello.
Per non parlare della mancanza di personale sanitario e dell’insufficiente raccordo con i servizi territoriali, nonostante lo straordinario lavoro dei professionisti medici e infermieristici.
Interessante è proprio il dato emerso sulle difficoltà tra ospedale e territorio. E’ stato chiesto ai responsabili ed ai primari dei Dipartimenti monitorati un giudizio sul funzionamento della rete tra i servizi di Emergenza-urgenza ed i servizi territoriali. Nel Lazio il funzionamento della rete fra emergenza urgenza e territorio è da considerarsi prevalentemente insufficiente (52,17%). Solo il 30,43% dei responsabili intervistati la reputa sufficiente ed il 17,39% in buono stato.
Ecco proprio dall’opinione dei primari interpellati occorre ripartire, potenziando la rete sanitaria territoriale. Emerge con chiarezza che l’assistenza territoriale è quasi sempre insufficiente, scarsamente capillare e poco conosciuta laddove esiste. I distretti, quelli che operano sul territorio, sono rimasti senza personale. Per non parlare delle Case della Salute: in tante di queste c’è solamente la targa. Si deve passare da un modello sanitario centrato sull’ospedale a uno più orientato verso il territorio e i bisogni del cittadino. Mi auguro che l’amministrazione regionale dia con il nuovo anno risposte immediate, attivando da subito i servizi mancanti. La sanità non può essere una gara di salto ad ostacoli, ma deve essere assistenza, diritto alla cura e copertura dei servizi sul territorio”.
Lo dichiara in una nota Giuseppe Simeone, capogruppo di Forza Italia al Consiglio regionale del Lazio e presidente della commissione Sanità, politiche sociali, integrazione sociosanitaria e welfare.

 

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