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Il Quartiere Calcatore di Terracina: trent’anni di promesse mancate

scritto da Redazione
Il Quartiere Calcatore di Terracina: trent’anni di promesse mancate

Un insediamento di oltre 5.000 abitanti ancora senza servizi e infrastrutture. La storia di un fallimento istituzionale che attraversa decenni e amministrazioni di ogni colore.

Le origini: una periferia nata senza radici.

Il Calcatore nasce negli anni Settanta-Ottanta come quartiere di edilizia residenziale pubblica, figlio della legge 167/1962 sui piani per l’edilizia economica e popolare. Cresce in fretta, densamente abitato, ma sin dall’inizio privo di infrastrutture adeguate: strade, servizi, spazi pubblici. Un copione già visto in decine di periferie italiane dello stesso periodo.

1996–2009: il PRU che non parte.

Il Programma di Recupero Urbano (PRU) Calcatore viene concepito nel 1996, ma impiega un decennio intero prima che Regione Lazio e Comune di Terracina firmino un Accordo di Programma, nel dicembre 2005. Nel frattempo, il quartiere resta in un limbo istituzionale: la popolazione aumenta, le promesse restano sulla carta.

Nel 2009 si firma la convenzione con il Consorzio Calcatore Domani scarl, soggetto privato attuatore delle opere. Il meccanismo è quello classico della partnership pubblico-privata: in cambio di cubature residenziali, commerciali e direzionali, il Consorzio si impegna a consegnare al Comune uffici, una struttura polivalente, parcheggi e una scuola materna, per un valore dichiarato di 1,8 milioni di euro di opere pubbliche.

2010–2017: i cantieri partono, i servizi no.

Il permesso a costruire arriva nel 2010, in piena crisi economica. Le abitazioni vengono quasi tutte vendute, ma la parte commerciale collassa: su 28 locali destinati a negozi, ne vengono ceduti soltanto 5. Il collegamento viario “Stazione–Mare”, opera strategica per aprire il quartiere al resto della città, non viene mai realizzato. I 2,5 milioni di euro stanziati dalla Regione per quella infrastruttura vanno perduti.

Nel 2017, l’amministrazione di Nicola Procaccini (Fratelli d’Italia) annuncia la ripresa dei lavori. L’assessore competente riconosce pubblicamente che il Calcatore «patisce una evidente carenza di servizi». Vengono rinnovati i permessi al Consorzio e si promette per il 2018 l’avvio di una tensostruttura polivalente, finanziata dal Credito Sportivo addirittura dal 2014 ma bloccata per mancanza di variante urbanistica.

2018–2025: proroghe su proroghe, il quartiere rimane terra di nessuno.

Le proroghe si moltiplicano, le opere pubbliche non arrivano certificando l’immobilismo della pubblica amministrazione: uffici mai aperti, cantieri fermi, nulla di quanto annunciato è stato realizzato.

Marzo 2026: si ricostituisce il Collegio di Vigilanza.

A complicare ulteriormente il quadro, il Collegio di Vigilanza preposto al controllo degli accordi era nel frattempo diventato inoperante per il turn-over dei suoi membri. Solo nell’estate 2025 il sindaco Francesco Giannetti lo ricostituisce con decreto, nominando un nuovo organismo composto dallo stesso primo cittadino e da due architetti in rappresentanza di Comune e Regione.

Radiografia di un quartiere in attesa.

Trent’anni dopo il primo PRU, il Calcatore conta oltre 5.000 residenti che vivono in condizioni di isolamento infrastrutturale e assenza di servizi primari. Il quadro che emerge è quello di una periferia urbana gravemente penalizzata su più fronti:

  • Viabilità: nessun collegamento stradale adeguato con il centro città. L’isolamento fisico deprime il valore degli immobili e scoraggia l’insediamento di attività commerciali.

  • Servizi per l’infanzia: l’asilo nido e la scuola materna previsti dal PRU non sono mai stati realizzati, costringendo le famiglie a spostamenti quotidiani su strade inadeguate.

  • Spazi ricreativi e sportivi: la tensostruttura polivalente, annunciata e finanziata da oltre un decennio, rimane un progetto su carta. Il quartiere è privo di impianti sportivi e luoghi di aggregazione per giovani e adulti.

  • Verde e arredo urbano: marciapiedi assenti o discontinui, carenza di verde pubblico attrezzato, illuminazione insufficiente.

  • Commercio di prossimità: con oltre 23 locali commerciali invenduti su 28, il tessuto economico locale non si è mai formato. I residenti dipendono interamente da spostamenti verso altre zone della città per acquisti e servizi.

Un fallimento trasversale.

La vicenda del Calcatore attraversa senza distinzione amministrazioni di centrodestra e di centrosinistra, governi regionali di ogni colore, commissariamenti e ritorni alle urne. Le responsabilità sono diffuse e stratificate nel tempo: ritardi burocratici, crisi del mercato edilizio, contenziosi irrisolti sulla viabilità e, soprattutto, la sistematica prevalenza degli interessi del costruttore privato su quelli della collettività.

Quello che doveva essere uno strumento di riscatto urbano si è trasformato in un caso di scuola sulle disfunzioni della pianificazione italiana: un quartiere costruito, venduto e abitato, ma mai davvero completato. Dove le case ci sono, ma la città — con i suoi servizi, le sue strade, i suoi spazi — non è ancora arrivata. (e.l.)

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