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Cup di Latina, una telenovela: sindacati “morbidi” e contratti che penalizzano i lavoratori. Dal mondo politico regionale da sottolineare la voce chiara e autorevole di Cosmo Mitrano di Forza Italia

scritto da Redazione
Cup di Latina, una telenovela: sindacati “morbidi” e contratti che penalizzano i lavoratori. Dal mondo politico regionale da sottolineare la voce chiara e autorevole di Cosmo Mitrano di Forza Italia

La vicenda del Cup della provincia di Latina rimane a tenere banco anche se la società “SDS srl” e la Cooperativa sociale “Crescere Con” di Taranto hanno saldato il loro primo stipendio con netto ritardo, contrattualmente parlando. Siamo giunti ai primi di settembre e tra una decina di giorni i dipendenti impegnati nella commessa dovranno ricevere gli emolumenti riferiti al secondo mese di gestione delle due aziende.

Ci siamo periziati, nelle ultime settimane, a leggere le centinaia di pagine che compongono “Il servizio di Pulizia Aziende – Industriali”, meglio identificato come il Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro di riferimento, sottoscritto da Ise-Confindustria, Confapi–Unionservizi, LegaCoop – Servizi, Federlavoro–Confcooperative, Agici-Servizi e da Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltrasporti-Uil, integrato dai verbali di accordo del 19 luglio 2012, del 26 giugno 2013, del 16 luglio 2014 e del 20 aprile 2016 in materia di assistenza sanitaria integrativa. E lo abbiamo fatto con più di un motivo di perplessità.

Un contratto nazionale che sembra pensato più per le aziende che per chi lavora

Sfogliando il testo, quello che emerge non è un impianto neutro, ma un accordo che, articolo dopo articolo, appare disegnato per garantire flessibilità e contenimento dei costi alle imprese del settore pulizie/multiservizi, più che tutele solide a chi materialmente presta servizio agli sportelli. Inquadramenti che restano su livelli bassi anche a fronte di mansioni di front office e di contatto diretto con l’utenza sanitaria, part-time che diventano la norma più che l’eccezione, clausole sociali che tutelano la continuità occupazionale in caso di cambio appalto ma non garantiscono altrettanto sul piano economico e di carriera: sono tutti elementi che, letti nel loro insieme, restituiscono l’immagine di un CCNL calibrato sulle esigenze delle committenti e delle cooperative di gestione, più che su quelle dei lavoratori. Un contratto, va detto con franchezza, che appare strutturalmente sbilanciato, e che le stesse sigle sindacali che lo hanno sottoscritto avrebbero probabilmente dovuto negoziare con maggiore determinazione, soprattutto per un servizio pubblico essenziale come quello dei Centri Unici di Prenotazione.

Il contratto individuale: ancora un passo indietro.

Se il quadro nazionale già lascia perplessi, la lettura del contratto individuale fatto sottoscrivere ai lavoratori della commessa Cup di Latina dalla “SDS srl” — con l’assistenza sindacale delle sigle in evidenza — non fa che confermare e aggravare l’impressione. Il documento, controfirmato da Elena Schifino (Cgil-FP), Francesca Gentili (Filcams Cgil, per Latina e Frosinone limitatamente all’appalto Asl Latina), Sara Imperatori e Fabio Di Stefano (Fisascat Cisl Lazio), Stefano Diociaiuti e Livio Lampiconi (Fisascat), Massimiliano Marzoli (Cisl-FP), Stefania Gunnella, Massimiliano Morgante, Claudia Paniconi, Enza Del Gaudio, Vanessa Bersani, Silvio Palluzzi, Angela Provaroni (Cisl-FP), Sandro Raponi (Uil-FP), Marco Rocca (Uil-FP Rsa Roma e Lazio) e Rita Terlizese (segreteria coordinamento Uil-FP), prevede due diverse tipologie di contratto per i lavoratori impiegati nella stessa commessa: una differenza di trattamento, a parità di mansioni e di sede, che di per sé meriterebbe ben altra attenzione da parte di chi lo ha assistito e controfirmato. Un contratto che, nella sostanza, replica e in alcuni punti aggrava le criticità già presenti nel CCNL di riferimento, senza che le tutele aggiuntive che ci si aspetterebbe da un’assistenza sindacale plurima e diffusa abbiano trovato reale traduzione sulla carta.

Il “morbido” atteggiamento sindacale

È proprio su questo punto che si concentra il malumore crescente dei lavoratori del Cup pontino: un atteggiamento sindacale ritenuto, nei fatti, troppo morbido. Alcune delle stesse sigle che hanno assistito la sottoscrizione del contratto individuale e che hanno dato il loro assenso al CCNL applicato, di fronte alla battaglia per ottenere il pagamento degli stipendi in ritardo, hanno avuto anche l’ardire di rivendicare come proprio merito il fatto che, attraverso una loro nota, l’Asl di Latina abbia diffidato la cooperativa a pagare. Un intervento tardivo e più che altro formale, arrivato solo dopo settimane di proteste mediatiche, che stona non poco con la sostanza di un impianto contrattuale che quelle stesse sigle avevano contribuito a costruire e a far sottoscrivere. In buona sostanza, la battaglia per il giusto salario, per il corretto inquadramento e per l’internalizzazione del servizio Cup nei ruoli della Regione Lazio ha avuto voci sindacali traccheggianti e pochissime personalità politiche realmente a supporto.

Tra queste, la più chiara e senza remore è stata quella del consigliere Cosmo Mitrano, presidente della VI Commissione – Lavori pubblici, infrastrutture, mobilità e trasporti della Regione Lazio, di Forza Italia, che ha titolato in un suo intervento stampa: “…Dipendenti Cup Lazio: ora risoluzione del contratto e accelerazione delle stabilizzazioni”. Strada obbligata per dare dignità ai circa 1.900 lavoratori dei Cup della regione, che in 23 anni ne hanno subito di tutti i colori. Avere il coraggio della propria posizione politica e amministrativa fa onore al presidente Mitrano, che dopo l’ottimo lavoro fatto nei due mandati come sindaco di Gaeta si sta cimentando con analoga cognizione politica e amministrativa anche in ambito regionale.

L‘ipotesi da confermare: la possibile uscita volontaria delle due ditte.

Merita un capitolo a parte, per quanto breve, un’indiscrezione raccolta nei corridoi della sede regionale di via della Pisana: si sarebbero udite voci secondo cui le due aziende titolari della commessa di Latina starebbero valutando una “uscita volontaria” dall’appalto. Se questa notizia venisse confermata, si aprirebbe uno scenario impensabile e per certi aspetti molto complesso per i lavoratori impegnati nei Cup di Latina, proprio mentre si avvicinano i termini per il pagamento della seconda mensilità di gestione. Sarebbe, invero, una sorta di gioco dell’oca insostenibile anche a livello psicologico per le lavoratrici e i lavoratori. Ma sarebbe altrettanto serio, molto serio, per la stazione appaltante della Regione Lazio e, a cascata, anche per l’Asl di Latina.

Seguiremo, come promesso, le sorti di questa incredibile telenovela che va in scena senza soluzione di continuità da circa 23 anni. (everardo longarini)

*Nella foto Cosmo Mitrano, consigliere regionale di Forza Italia e presidente della VI Commissione – Lavori pubblici, infrastrutture, mobilità e trasporti.

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