Il discorso conclusivo del sindaco Francesco Giannetti in consiglio comunale lascia un’impressione duplice: da un lato, la stanchezza genuina di chi amministra con risorse scarse; dall’altro, un pattern comunicativo che sta diventando sempre più riconoscibile — e sempre meno convincente.
Il personale come alibi strutturale.
La questione del personale è reale. Nessuno lo nega. Ma quando la carenza di organico diventa la spiegazione sistematica per ogni ritardo, ogni progetto incompiuto, ogni buca non tappata, il cittadino ha il diritto di chiedersi: in quanti anni di mandato si può invocare la stessa emergenza prima che diventi una responsabilità politica propria? Se i capi settore se ne vanno con tale frequenza, il problema non è solo il mercato del lavoro pubblico — forse è anche la capacità dell’ente di trattenere e valorizzare le proprie risorse umane. Questo è, appunto, indirizzo politico.
L’invito al giro degli uffici: un argomento debole.
Il sindaco nel suo intervento di ieri mattina in consiglio comunale ha invitato l’opposizione rimasta in aula (Europa Verde e Sinistra Italiana) a “fare il giro degli uffici” prima di criticare. È un’immagine suggestiva, ma logicamente fragile. Il consiglio comunale è la sede del controllo politico, non del tirocinio amministrativo. L’opposizione non è tenuta a diventare co-gestrice per avere titolo a criticare. Anzi, la separazione tra chi governa e chi controlla è il fondamento della democrazia rappresentativa.
Il merito dell’emendamento e la reazione sproporzionata.
Sul punto tecnico dell’emendamento, il sindaco non ha tutti i torti: un doppione contabile in entrata, una volta spiegato con chiarezza, non dovrebbe far saltare un consiglio comunale. Ma proprio qui emerge una contraddizione: se la spiegazione tecnica era così semplice e lineare, perché non ha convinto i consiglieri di Progetto Terracina, Forza Italia e Pd a restare in aula? L’abbandono dei lavori da parte di forze anche diverse tra loro suggerisce che il problema non fosse solo tecnico, ma di fiducia nel metodo.
La Fondazione e l’Azienda Speciale.
Va riconosciuto al sindaco di rivendicare con convinzione il lavoro fatto su Fondazione e Azienda Speciale. I miglioramenti citati — dal disavanzo all’attivo, il cambio gestionale — meritano di essere valutati nel merito, non liquidati. Ma la critica dell’opposizione su questi enti non nasce dal nulla: nasce da atti, bilanci, bandi deserti. Liquidarla come “speculazione” chiude il dibattito invece di aprirlo.
Conclusione.
Il sindaco Giannetti ha il pregio della franchezza e, a tratti, dell’autocritica. Ma il suo discorso rivela una tentazione ricorrente: trasformare le difficoltà oggettive in uno scudo contro le responsabilità soggettive. Amministrare è difficile — nessuno lo contesta. Ma è precisamente per questo che il ruolo esige più risposte e meno pistolotti, per usare un termine che lui stesso forse conosce bene. (everardo longarini)
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