giovedì 15 novembre 2018,
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Comunicato Mazzocchio: “Ora abbiamo le carte, Sep inquina dal 2015”

scritto da Redazione
Comunicato Mazzocchio: “Ora abbiamo le carte, Sep inquina dal 2015”

“Abbiamo fatto un semplice accesso agli atti, da normali cittadini. I documenti Arpa parlano chiaro e anzi ci è stato anche confermato che molti fascicoli sono secretati perché oggetto di indagine da parte delle procure di Roma e Latina. Quello che abbiamo visto però ci basta: come lo sappiamo noi  lo dovevano sapere anche i tecnici della Regione e i politici a cui questi rispondono. La Sep inquina e non lavora come dovrebbe almeno dal 2015. Lo provano degli accessi ispettivi Arpa a cui però non è conseguita una revoca dell’autorizzazione ma un premio, nel giugno scorso, da parte della stessa Regione Lazio che ha dato la possibilità alla stessa azienda di incamerare 50 tonnellate di rifiuti al giorno in più rispetto a quanto fatto fino a quel momento”. Sono queste le prime parole che i cittadini riuniti nel comitato Mazzocchio pronunciano dopo aver ricevuto dall’Arpa di Latina il fascicolo inerente i controlli nell’azienda Sep a partire dal 2015.

Il comitato si riferisce a un atto ben preciso,  il protocollo n.0098418 del 11/12/2015. In quel documento, con oggetto “attività di monitoraggio e controllo”, si evidenziano diverse mancanze dell’impianto che è autorizzato a ricevere la “frazione organica selezionata da raccolta differenziata e altri scarti organici”, “rifiuti vegetali e verde da raccolta differenziata  e scarti ligneo cellulosici” e “fanghi palabili da depurazione biologica”.  In quel documento si legge quanto segue: “In tutte le aree di lavorazione era rilevabile la presenza di percolato, e non era evidente la presenza di griglie e canalette di raccolta dello stesso al di fuori delle aree occupate dal materiale e dai mezzi a eccezione dell’unica griglia visibile posta tra l’area adibita allo scarico e il tunnel di scarico materiali organici e fanghi che tuttavia risultava ostruita dal materiale in lavorazione. Anche all’esterno in più punti dell’impianto erano presenti sversamenti di liquidi non correttamente collettati…. Il materiale verde (rifiuti biodegradabili) da utilizzare nella miscela per la produzione del compost risultava stoccato in più cumuli, non identificati con codice Cer, al di sotto della tettoia dedicata; lo stesso risultava maleodorante con presenza di fumo, che evidenzierebbe la presenza di processi di fermentazione in corso e/o una miscelazione del verde con altra tipologia di materiale…. E’ stato evidenziato, inoltre, che i due scrubber utilizzati per il trattamento delle arie esauste provenienti dall’impianto, collegati al biofiltro, risultavano non correttamente funzionanti e al loro interno non si rilevava la presenza di corpi di riempimento”.

“Si tratta di un elenco di irregolarità che in un Paese normale avrebbe portato alla sospensione delle attività, almeno fino al raggiungimento degli standard previsti dalla legge – spiegano dal comitato – Ma siamo nel Lazio, la terra di Malagrotta e del monopolio dei rifiuti e nulla di tutto questo, in due anni, è avvenuto. Questi documenti sono pubblici, li avrebbero dovuti conoscere quindi sia i dirigenti dell’area integrata ciclo dei rifiuti (come la dottoressa Tosini o il dottor Lasagna a capo della direzione difesa del suolo e rifiuti che hanno continuato a firmare autorizzazioni) che il presidente Zingaretti, per passare poi all’assessore Buschini e anche al vice presidente della commissione ambiente Enrico Forte che ci ha convocati, nei giorni scorsi, in una commissione Ambiente che oggi assume il sapore della beffa. Inefficienze messe nero su bianco che sono state ignorate, in una regione dove si autorizzano ancora tritovagliatori e quindi forse la tutela ambientale e della salute non sono al primo posto. Noi non ci stiamo a diventare una nuova Malagrotta, non vogliamo che si certifichi l’inquinamento dopo anni in cui documenti e proteste lo avevano già accertato. Non parteciperemo più a riunioni e incontri farsa, al massimo siamo disposti a inviare il materiale che gli uffici regionali avrebbero dovuto già conoscere. Ci riserviamo inoltre di adire le vie giudiziali, l’unico corpo dello Stato che sembra operare in questo settore, a cui vorremmo chiedere di verificare l’eventuale inefficienza colposa di chi su questo delicato settore avrebbe dovuto vigilare”

 

 

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