Gli appassionati di calcio terracinese conoscono bene la storia del campo intitolato al compianto Mario Colavolpe e del suo stato di agibilità — definirlo “precario” è un eufemismo — si è scritto abbondantemente nelle ultime settimane. Altrettanto documentata è la situazione del campo San Martino B, un santo che, a quanto pare, per i terracinesi i miracoli non li fa.
Ma oggi l’obiettivo si sposta sulle aree adiacenti a questi due impianti. E quello che emerge è un paradosso tutto italiano: un parcheggio destinato ai tifosi delle squadre ospiti dotato di illuminazione a led di ultima generazione, lampioni moderni e un impianto energetico alimentato da pannelli solari. Un investimento tutt’altro che trascurabile.
Peccato che intorno non ci sia che vegetazione incolta, canne al vento e i resti silenziosi di quella che fu la palude redenta. Nessuna auto da illuminare, nessun tifoso da accogliere. Solo un sistema d’avanguardia che veglia sul vuoto.
Sorge spontanea una domanda: a fronte di impianti sportivi che versano in condizioni critiche, come si giustifica una simile allocazione di risorse pubbliche? Perché investire nell’illuminazione di un’area praticamente abbandonata mentre le strutture che dovrebbero servire la comunità rimangono nel degrado?
Una risposta, i cittadini terracinesi, la attendono ancora. (e.l.)
I commenti non sono chiusi.