giovedì 08 Ottobre 2026,

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Cestini “city solar” e panchine smart sul lungomare di Terracina: prima i fatti, poi le opinioni

scritto da Redazione
Cestini “city solar” e panchine smart sul lungomare di Terracina: prima i fatti, poi le opinioni

Nota informativa ai lettori e ai cittadini.

Nelle ultime ore l’iniziativa dell’Amministrazione comunale di Terracina sta alimentando un acceso confronto, soprattutto sui social network. Accade spesso, in questi casi, che la discussione si allontani dal contenuto dell’atto pubblicato, letto da pochi e commentato con spirito critico da ancora meno persone. I nuovi media sono uno strumento prezioso di partecipazione e di controllo democratico, ma solo se al servizio dell’informazione e non della sua distorsione. Per questo riteniamo doveroso ristabilire i fatti, a beneficio di tutti i cittadini che ci seguono, anche solo occasionalmente.

Di cosa si tratta.

L’intervento prevede l’installazione di cinque cestini intelligenti “city solar” da 120 litri, dotati di pannello fotovoltaico, e di sette panchine con prese USB e casse Bluetooth. Le dotazioni saranno collocate in parte sul Lungomare Circe e in parte sulla Riviera di Levante, nelle aree pedonali a maggiore afflusso.

Da dove arrivano i fondi.

Il finanziamento non grava sulle casse comunali. Proviene dalla Regione Lazio, Direzione Sviluppo Economico, Attività Produttive e Ricerca, Area Blue Economy, attraverso un avviso pubblico rivolto a 21 Comuni del litorale laziale e ai due comuni insulari di Ponza e Ventotene.

Al Comune di Terracina sono stati assegnati 121.282,11 euro, destinati a interventi di installazione di isole ecologiche. Gli obiettivi dichiarati sono incentivare il riciclo, promuovere la corretta gestione dei rifiuti sulle spiagge e sensibilizzare turisti e residenti a un uso consapevole e sostenibile del litorale. In coerenza con questa finalità, l’Ente ha proceduto all’acquisto e alla posa delle dotazioni descritte.

La nostra valutazione.

Chi ci legge con regolarità sa che non siamo teneri con la politica e con l’Amministrazione guidata dal sindaco Francesco Giannetti, e che continueremo a non esserlo ogni volta che sarà necessario. Ma la serietà dell’informazione impone anche di riconoscere gli atti che vanno a vantaggio della comunità. In questo caso, la condotta politica e amministrativa del Comune e della Giunta ci appare corretta: un’opportunità di finanziamento è stata intercettata e utilizzata per la finalità per cui era stata bandita.

Resta aperto un altro piano, quello della comunicazione. Un ente pubblico può e deve informare i cittadini meglio e di più sulle proprie iniziative, spiegando con chiarezza l’origine dei fondi e i vincoli di destinazione. Su questo fronte l’Amministrazione ha ancora ampi margini di miglioramento.

Critica sì, “benaltrismo” no.

Ciò che sorprende, e non positivamente, è la reazione di troppi commentatori. Invece di entrare nel merito, anche con rilievi severi (sulla scelta dei modelli, sulla collocazione, sulla manutenzione, sulla gestione futura), si ricorre al “benaltrismo”: c’è sempre qualcosa di più urgente, di più utile, di più importante, e intanto si getta discredito sull’ente comunale e sui suoi rappresentanti. Si perde così di vista l’iniziativa concreta e si critica “a prescindere”, senza conoscere i fatti.

Un finanziamento vincolato a uno scopo preciso non può essere speso per altro. Contestarne l’uso perché non risolve altri problemi, pur reali, significa non aver compreso come funzionano i fondi pubblici.

Il ruolo dei nuovi media e delle comunità digitali.

I social sono uno spazio di libertà e di partecipazione che ha ampliato la voce dei cittadini. Proprio per questo hanno una responsabilità: essere luogo di verifica e di confronto, non di semplificazione e di sfogo. La critica è un diritto e un dovere, ma per essere utile deve essere informata. È così che si costruisce un dialogo maturo tra amministratori e amministrati.

All’Amministrazione chiediamo di fare meglio e di più. Ma è lecito attendersi di più e meglio anche da chi si definisce “cittadinanza attiva”: leggere gli atti, verificare le fonti, discutere nel merito. Dove questi elementi mancano c’è un vuoto di consapevolezza su cui lavorare, ciascuno per la propria parte di responsabilità. (everardo longarini)

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