sabato 01 Ottobre 2022,

Cronaca

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Case popolari e inquilini milionari

scritto da Redazione
Case popolari e inquilini milionari

Dichiaravano redditi falsi per avere costi irrisori d’affitto nelle case popolari a Roma e nel frattempo acquistavano immobili, barche e giocavano in borsa. Il tutto con un danno alle casse dell’Ater, ovvero l’ex Istituto case popolari, stimato nel solo 2009 in più di sei milioni di euro. A scoprire la truffa l’Azienda per l’edilizia residenziale e la Guardia di Finanza che hanno confrontato i redditi forniti dalle famiglie con quelli dichiarati all’Agenzia delle Entrate. Nel 2009, secondo l’indagine, sono stati 12.565 i soggetti che hanno dichiarato all’Ater redditi non corrispondenti a quanto comunicato all’Agenzia dell’Entrate. Le fiamme gialle si sono soffermati sui 24 casi che registravano una differenza reddituale tra i 40mila e i 100mila euro scoprendo famiglie che pagano d’affitto per il loro appartamento in media 79 euro al mese, con minimi che toccano i 7,75 euro. I redditi reali, dichiarati all’Agenzia dell’Entrate, invece oscillano dai 40mila agli 80mila con punte anche che superano i 100mila euro. Esemplare il caso di un imprenditore edile, proprietario di una barca a motore, che versava all’Ater un affitto di soli 281 euro al mese. Alcuni, invece, con reddito dichiarato all’Ater pari a 0 erano titolari di negozi, avevano più partite iva e compravano immobili o si aprivano mutui per prima abitazione.  “Provvederemo alla denuncia per truffa e truffa aggravata – ha spiegato il presidente dell’Ater Bruno Prestagiovanni – Il messaggio che vogliamo lanciare è che noi non si può più giocare. Ora ci sono controlli, partono denunce e si perde il diritto all’abitazione”.
“Nei prossimi mesi continueremo le nostre indagini – ha detto il capitano della Guardia di Finanza del Comando provinciale di Roma Giovanni Macera – Andremo a controllare le altre fasce di differenza di reddito, in particolare quelle da 15mila a 40mila. Contiamo di terminare entro la fine dell’anno. Anche perché il danno economico che si crea all’azienda non è indifferente”. Il peso sulla casse dell’Ater della sola ‘truffa’ di questi 24 casi è di 97.553 euro nel 2009 (prodotti da una minore entrata sul canone annuo) a cui si aggiungono 253.436 euro di mancati pagamenti – infatti, molti delle persone hanno anche saltato le rate dell’affitto – e 20.614 euro di Imu da versare per il 2012. Se si considerano, invece, i risultati complessivi dell’indagine (ovvero le 12.565 discordanze nei redditi) si registra una minore entrata degli affitti pari a 2.177.302 euro e una morosità per mancato pagamento del canone di 4.583.440 euro.

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